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Carlo Ilari si racconta ai suoi estimatori della Scuola Calcio
Carlo Ilari si racconta ai suoi estimatori della Scuola Calcio

Secondo appuntamento in piattaforma con la Scuola Calcio Teramo per i nostri tesserati.
Dopo Bombagi, stasera è toccato ad un altro centrocampista, Carlo Ilari, che si è prestato con sorrisi e disponibilità a rispondere ai tanti quesiti dei giovanissimi biancorossi.
Ne abbiamo selezionati alcuni...

Sei mai stato con la Scuola Calcio?

Certo, al Tufilla, il mio quartiere, quindi con la Juventina. Mio padre aveva giocato a calcio e quindi, in maniera naturale, ho cominciato. La scusa era passare sempre più tempo con i miei compagni di scuola. Fino a 15 anni sono stato in varie squadre secondarie di Ascoli, dal Castel di Lama alla Pro Calcio.
A quanti anni sei entrato in prima squadra?
Ricordo il precampionato del 2009 con l’Ascoli: il mio primo gol lo siglai a 18 anni e mezzo in Serie B.
Quali difficoltà hai incontrato nel percorso?
Tante: bisogna rimanere concentrati coniugando l’interesse sportivo con quello scolastico e non è semplice perché l’impegno dev’essere sempre altissimo. Vi rivelo un aneddoto: giocavo nell’Autolelli con i ragazzi più grandi, ma non ero ancora cresciuto fisicamente, quindi sono voluto andare nella selezione B, una sorta di "retrocessione", ma con i miei amici di sempre, perché a quell’età sentivo soprattutto il bisogno di divertirmi.
Hai mai preso un cartellino rosso?
Sì, a Santarcangelo cinque anni fa per doppia ammonizione. Ammetto di aver preso troppi “gialli”, sono già in diffida, devo prestare maggior attenzione. Metterei comunque la firma per avere un’ammonizione ad ogni gol!
Se non avessi fatto il centrocampista?
Ho avuto sempre un debole per l’attaccante, un ruolo che in effetti ho ricoperto nella trafila delle giovanili fino all’Ascoli, dove hanno abbassato il mio raggio d’azione. Scelta comprensibile, perché ho visto come ci fossero giocatori più forti di me nell’attaccare la profondità o nel difendere la palla. Diciamo che il ruolo attuale è un buon compromesso.
Se non avessi fatto il calciatore?
Avrei continuato il percorso accademico ma con maggior costanza, perchè bisogna sempre avere un piano B: studiare ti porta ad avere le conoscenze giuste ed a sfruttare le possibilità che si presenteranno.
Ti stanchi durante la gara?
In ogni partita, ma bisogna andare oltre, continuare a galoppare anche quando sei affaticato, mantenendo la concentrazione e capendo come correre nel modo giusto.
Quali requisiti caratteriali occorrono per diventare un atleta?
Tanta forza, pazienza e sacrificio, allenandosi sempre al massimo anche se non si gioca, perché la possibilità può arrivare da un momento all’altro e bisogna farsi trovare pronti.
Come ti stai trovando con Paci?
Subito bene, perché caratterialmente sa come gestire tante situazioni essendo stato in Serie A, sa come comportarsi, come stuzzicarci e gestirci, ha concetti chiari e idee calcistiche con cui mi trovo pienamente a mio agio.
Da quale tecnico vorresti essere guidato?
Sarei curioso di essere allenato da Mourinho e capite bene il perché...
Gli allenatori curano più gli aspetti fisici o tecnici?
Lo ritengo un ruolo molto complesso e delicato. Ormai si cura molto anche l’aspetto mentale, il fatto di inculcare le giuste motivazioni per vincere.
Per quale squadra tifi?
Nonostante abbia fatto un anno nella Primavera della Juventus, la mia famiglia è neroazzurra da sempre: mi piacciono Brozovic, Hakimi e Lukaku.
Qual è la squadra più forte della C?
Tante: il nostro girone è durissimo, tutte le avversarie dispongono di elementi di categoria superiore e sono difficili da affrontare senza un’organizzazione di qualità.
Pensi al futuro?
Studio Scienze Economiche all’Università, spero di riuscire a completare questo percorso. In casa mi hanno sempre insegnato l’importanza dell’apprendimento, sia come cultura generale, che per capire meglio le dinamiche della vita.
Sensazioni da teramano acquisito?
Sono arrivato qui perché fu mister Zauli a fare il mio nome dopo la stagione di Santarcangelo. La considerai subito una ghiotta chance, perché conoscevo bene il blasone della piazza e la storia biancorossa. Dopo anni di sacrifici, finalmente, speriamo di toglierci belle soddisfazioni!

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