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Lorenzo Pinzauti. Il toscanaccio
Lorenzo Pinzauti. Il toscanaccio

Ha valicato l’Appennino dopo una prima parte di carriera vissuta interamente nella sua terra. Lorenzo, ragazzo della “Fiesole” e ammiratore di Toni e Jovetic, non è nuovo a prodezze balistiche come quella timbrata a Potenza, ma al lavoro “sporco” vuole aggiungere anche qualche gol in più per compiere il definitivo salto di qualità, sognando l’America: «Ora ho la consapevolezza di potermi giocare qualcosa d’importante» 

Il tuo arrivo un anno fa è passato quasi inosservato, adesso sei un pezzo importante: cos’è cambiato?
Principalmente perché il pacchetto offensivo si è ridotto numericamente, offrendomi pertanto maggiore spazio per mettermi in luce; a differenza di una stagione fa, però, ho subito percepito la fiducia del mister e del club, un fattore importante per un calciatore per esprimersi al meglio.
La rovesciata di Potenza diverrà probabilmente la cartolina della Lega Pro: istinto ma non solo visti i precedenti…
Quella prodotta a Cuneo quando vestivo la maglia del Pontedera è meno appariscente, ma fu comunque risolutiva. In questo caso grande merito va rivolto a Diakite per il cross teso e veloce. Non pensavo di rovesciare perché l’avevo battezzata leggermente dietro rispetto alla mia posizione. Il mio è un gesto istintivo, quindi non allenabile, ma che ho nelle corde sin dalle primissime giovanili.
Solo gol complicati?
Come dimostra la rete siglata a Piacenza in Coppa Italia a inizio stagione, li segno anche “sporchi”.
Alla tua presentazione ti descrivesti come “attaccante di manovra”: confermi?
Lo sono sempre stato, giocando in coppia: che il partner sia una punta oppure un trequartista che gioca quasi in linea con me come a Teramo, poco cambia, l’importante è poterci dialogare. Nella mia breve carriera ho dimostrato di segnare con maggior frequenza quando partecipo di più al gioco.
Di quale squadra sei fan?
Sono nato a Firenze, ma nel comune di Fiesole, in zona Campo Marte, quindi adiacente allo stadio “Franchi”. La domanda, quindi, è retorica! Sono sempre stato un ragazzo della “Curva Fiesole”: ho vissuto la mia adolescenza idolatrando Toni, Rossi e Jovetic.
Un angolo di Firenze che consiglieresti?
Il centro in generale, forse piazzale Michelangelo per il fatto di passarci con maggior frequenza. Il discorso è che quando ci nasci non l’apprezzi fino in fondo, perché rientra nella quotidianità, ma turisti e amici mi hanno sempre parlato di un posto incantevole. Penso sia una delle più belle città d’Europa, “un museo a cielo aperto”.
Sei un “toscanaccio” se…
Aspiri tutte le vocali, sei polemico e orgoglioso. E per un fiorentino, la caratteristica principale è tifare la Viola.
Della Fiorentina attuale cosa ne pensi?
Per il parco giocatori che ha, da tifoso, ritengo possa fare molto di più, non solo dal punto di vista dei risultati, ma anche sotto il profilo delle prestazioni. Degli attaccanti preferisco Kouamè: mi piace quel tipo di giocatore veloce e bravo con i piedi. Credo che il suo potenziale non sia sfruttato a dovere.
Perché hai scelto Teramo dopo tutto l’iter precedente nella tua terra?
Sapevo che avesse cambiato proprietà e che c’erano ambizioni e entusiasmo. Mi sono fatto consigliare dal mio agente, era una piazza che m’intrigava. Mi è dispiaciuto non poterla vivere l’anno passato, sono contento però del nostro abbrivio.
E dell’Abruzzo hai già visto qualcosa d’interessante?
Apprezzo particolarmente il bel mix mare-montagna: non è da tutti!
Il piatto cui non sai resistere?
Sarebbe facile rispondere la bistecca, allora punto sul lampredotto: è un panino tipico fiorentino, fatto con interiora di manzo. Visto che noi toscani siamo appassionati di carne, non poteva mancare la prova dei vostri arrosticini: dalle mie parti sono introvabili, adoro quelli di pecora ma non disdegno il fegato.
La tua rincorsa al pallone quando e come è iniziata?
Ho ricoperto il ruolo di attaccante da quando sin dai Pulcini. La mia passione per questo sport è atavica, ma una spinta aggiuntiva l’hanno fornita i miei amici d’infanzia: parlavamo solo di calcio!
A tal proposito in famiglia c’erano fazioni contrapposte stile Guelfi vs Ghibellini?
Assolutamente no, mi hanno sempre agevolato in tutto e mio padre non manca mai di chiamarmi a fine partita.
Quando scendi in campo quali sono le tue sensazioni?
È sempre stata una grande passione, ma con questa categoria e in questa piazza la vivi in maniera diversa perché rappresenta anche il mio lavoro: tensione e adrenalina non mancano, ora ho la consapevolezza di giocarmi qualcosa d’importante.
Lo spirito di sacrificio non ti fa difetto: quella capacità di rubare palla ce l’avevi già o te l’ha suggerita mister Paci?
Il gioco del mister facilita questo compito. A me piace e quindi forse mi riesce bene anche perché credo in quello che faccio.
Quando sei libero a cosa ti dedichi?
Musica, playstation, serie Tv, in ordine sparso. Ora sto guardando Vikings (serie storica canadese, ndr), sul genere musicale non sono integralista, ascolto quello che viene.
Con chi hai legato maggiormente?
Allo stadio arrivo sempre con Tentardini, ma la vera forza di quest’anno è che ho costruito un ottimo rapporto con tutti, con piena unità d’intenti.
Il tuo rapporto con Ds e Mister?
Ottimo con entrambi: d’altronde fu proprio il Direttore Federico a volermi qui.
Cosa apprezzi in una persona?
La trasparenza e la bontà d’animo: la mia ragazza Linda mi ha colpito proprio per la sincerità e perché penso sia una bravissima persona, peraltro fiorentina doc, aspetto che non guasta! Tramite giri di amicizie, la conoscevo da tempo, ed è sempre molto presente.
L’ultima volta che hai versato una lacrima?
Diciamo che non ho il luccicone facile: magari mi emoziono internamente, ma tendo a non farlo trasparire.
Dove ritieni di dover migliorare calcisticamente?
L’autocritica è parte di me, c’è sempre qualcosa che mi rimprovero, sia nel far gol che nell’essere più altruista. Certo, qualche rete in più non guasterebbe…
Più complicato il girone A o il C?
Sono molto diversi ma egualmente competitivi: il nostro è più complicato sotto il piano fisico e agonistico, mentre nell’altro puoi incontrare anche avversari meno blasonati, ma rimane equilibrato e tosto come tutta la terza serie. Rispetto alla D c’è un abisso a livello di strutture, tecnica e fisicità.
La meta dei tuoi sogni?
L’America: mi piacerebbe viverla per mesi e girarla per bene. Non so perché, mi ha sempre affascinato, ma devo convincere la mia ragazza che non digerisce l’aereo.
I tuoi obiettivi?
Superare la doppia cifra, ma è ancor più rilevante essere utili per il gruppo e assecondare le direttive del mister.
Un sms ai tifosi biancorossi?
L’augurio è di ritrovarci presto al “Bonolis”: per un calciatore il pubblico è importantissimo e difatti anche nelle ultime gare, pur con una capienza ridotta, il sostegno si sentiva.
 
LA CURIOSITA’
Nella carriera del 26enne Pinzauti, un elemento risalta su tutti: fino all’acquisto operato dal Diavolo, il centravanti di origini fiorentine aveva sempre vestito casacche di club rigorosamente toscani («lui la definisce una serie di mere coincidenze»). Dopo le giovanili vissute tra Prato e Pontedera, infatti, Lorenzo si trasferisce al Jolly e Montemurlo in Serie D, realizzando 26 reti in tre stagioni con prestazioni che attirano le attenzioni di Tuttocuoio e Pontedera, con altre 16 realizzazioni messe a referto che lo portano a valicare finalmente l’Appennino, sbarcando in Abruzzo, ma volando subito in prestito verso Novara, dove un infortunio gli preclude la possibilità di giocare con costanza, almeno fino ai playoff, quando segna anche un gol decisivo. Certamente non bello quanto quello timbrato a Potenza: una cartolina per l’intera Lega Pro!

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