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Marco Soprano. Formatori doc, sangue genoano
Marco Soprano. Formatori doc, sangue genoano

Un tris di allenatori della nuova generazione lo hanno “costruito”, come uomo e come professionista. Gasperini, Juric, Liverani, difficile chiedere di meglio per un ragazzino delle giovanili che, partito da Casale sul Sile, del Grifone ha fatto un’esperienza di vita, incrociando attaccanti straordinari e vestendo anche la maglia Azzurra. Motivazione e ambizione per tornare a certi livelli non gli fanno certo difetto, ma come ammette lui stesso: “posso fare di più”

Formatori d’eccellenza per la tua crescita giovanile genoana, tutti oggi allenatori in Serie A nel segno del bel gioco. Vuoi sfoggiare qualche nome?
Juric, Gasperini, Liverani, sono certamente stato fortunato, anche se nessuno mi ha chiamato (ride, ndr).
Scendiamo nei dettagli…
Liverani (oggi al Lecce, ndr) l’ho avuto negli Allievi Nazionali: arrivammo alle finali, poi fu chiamato in prima squadra, sempre nel Genoa. Con Juric (attuale tecnico dell’Hellas dei miracoli, ndr) ed il suo 3-4-3 mi sono trovato davvero bene. Erano i tempi della Primavera, lui era come appare oggi: schietto, diretto, senza tanti giri di parole ed il rapporto era ottimo. Posso confermare che lui e Gasperini sono due tecnici con prerogative simili, il primo allievo del secondo, soprattutto a livello tattico. E con il Gasp mi sono allenato in prima squadra nell’ultima annata al Grifone, facendo anche tre panchine in Serie A, senza tuttavia esordire. Tutti e tre erano ben impostati sin dall’inizio, per affermarsi nella massima serie all’insegna del bel gioco.
Qual è stato il principale insegnamento che hai tratto dall’esperienza ligure?
Tanti: sono arrivato là che avevo 14 anni, un ragazzino che è maturato giorno dopo giorno, facendo tutta la trafila in un quinquennio e vivendo un’esperienza di vita e di sport altamente positiva. Al Genoa non ti manca nulla, la crescita è automatica.
Quali gli ex compagni di squadra della cantera rossoblu che hanno spiccato il volo?
A Teramo conoscerete bene Panico (Cittadella, ndr), mentre sono arrivati in A Mandragora (Udinese, ndr) e Ghiglione, quest’ultimo proprio con il Genoa.
Ritieni di aver sofferto un po’ il passaggio al mondo dei grandi?
Il salto dalla Primavera alla prima squadra l’ho subìto, soprattutto a livello mentale, ma lavorandoci ed applicandomi quotidianamente sono migliorato. Le iniziali esperienze a Cosenza e Bassano sono state avare di minuti, poi le Marche mi hanno portato maggior fortuna, a Fano e, soprattutto, Fermo.
A proposito: per tre quarti della stagione scorsa, la Fermana salì alla ribalta per essere la miglior difesa della Serie C.
Eravamo una squadra che pensava prima a difendersi e poi ad attaccare. E devo dire che ci riusciva piuttosto bene, perché appena segnavamo, eravamo poi sicuri di non prendere gol. Il gruppo era giovane e con molti elementi provenienti dalla Serie D e nel tridente arretrato con Comotto e Scrosta i meccanismi erano collaudati.
Cos’è cambiato in Soprano dai tempi in cui calcava quel campetto di Casale sul Sile a Treviso?
Sono passati un po’ di anni, questo è sicuro. Ero un bimbo quando iniziai nella mia terra, poi ho cominciato a girare: all’età di 10 anni mi sono trasferito a Venezia, quindi per sei mesi a Padova e poi nella Liventina, club da sempre vicino alla formazione dei giovani, come suggeriscono gli esempi di Cristante e Petagna.
Il tuo modello?
L’idolo è sempre stato Maldini, forse per la mia simpatia rossonera, tradizione di famiglia d’altronde.
L’attaccante più complicato da marcare in carriera?
Se ripenso agli anni di Genoa, la risposta è automatica: mi allenavo con tanti ottimi centravanti in prima squadra, dal mastodontico Pinilla, ai vari Niang, Perotti, Iago Falque, Borriello e Gilardino. Sì, c’era anche Immobile: era reduce dalla straordinaria annata di Pescara, si vedeva che aveva numeri di spessore, ma era ancora acerbo. La stagione successiva esplose letteralmente a Torino (22 reti, ndr).
Hai praticato altri sport?
A scuola giocavamo sempre a calcio, da lì è cominciato tutto e con i miei compagni decidemmo di iscriverci in una società. Per la verità mi piacciono anche gli sport estivi da spiaggia, in particolar modo il beach-volley, favorito nella pratica da mia sorella, ex pallavolista.
Pillole di Azzurro…
È sempre una grande emozione poter entrare a Coverciano. La mia, in particolare, è riferita alle convocazioni nelle Under 15 e 16, con i selezionatori Vanoli e Zoratto. Una soddisfazione importante, da condividere con la mia famiglia che mi ha sempre supportato con grandi sacrifici.
Il tuo rapporto con lo studio?
A Genoa mi sono diplomato in Ragioneria. Università? Vedremo…
Come giudichi la stagione del Venezia in B…
Lo seguo abbastanza, c’è un allenatore bravo come Dionisi che l’anno scorso incrociai ad Imola e che pratica un buon calcio. Dopo le difficoltà iniziali mi pare che la squadra ne sia venuta fuori, anche se il campionato cadetto non ti lascia mai tranquillo.
…E la tua stagione?
Senza voto la prima parte, visto che sono stato fermo per quattro mesi. Dall’inizio del 2020 sono tornato a respirare il campo di gioco: direi bene ma non benissimo, posso fare di più.
Dietro la maglia numero 5 c’è un motivo particolare?
Con il 6 sono i miei due numeri preferiti.
Perché consiglieresti il calcio ad un bambino?
Perché rappresenta in primis un grande divertimento e ti fa conoscere potenzialità e limiti personali, un’autentica esperienza di vita.
Più complicato questo girone o quello dell’anno scorso?
Il girone B è più equilibrato nel complesso, mentre nel nostro ci sono 3-4 club con potenzialità notevoli
Chi è Soprano fuori dal campo?
Sto spesso con il mio vicino di casa Minelli: ci si ritrova per sfidarci alla play. Tanto perde sempre lui… (ride, ndr)
Ti piace…
Viaggiare e farmi qualche weekend scoprendo posti nuovi, senza tuttavia fossilizzarmi troppo nella stessa location. Come dimenticare, però, Ibiza e Formentera?
Il tuo piatto preferito?
Mia madre è speciale in cucina e si aggiorna costantemente iscrivendosi anche a corsi appositi. Diciamo che le viene naturale, soprattutto quando prepara i mix di pesce. Personalmente sono un amante della tavola, difficile trovare qualcosa che non incontri i miei gusti.
Chi vincerà lo Scudetto?
Propendo per la Lazio, perché quando la vedi giocare emerge subito la chiara volontà di vincere. C’è grande coesione, tutti sanno quello che devono fare in campo e riescono a dare il 100%. E poi sembra davvero essere l’annata di Immobile.
Cosa ti manca per tornare a certi livelli?
Sto facendo un percorso di crescita positivo: non devo mai accontentarmi di quello che faccio, questo è il segreto, bensì dare ogni anno qualcosa in più per migliorare. Teramo, cui mi sono legato per tre anni, può e deve essere per me un trampolino di lancio.

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