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Simone Santoro. Il tuttocampista
Simone Santoro. Il tuttocampista

Con sudore, spirito di sacrificio e tanta corsa, si è guadagnato uno spazio insperato alla vigilia del campionato per un classe 1999. Figlio d’arte, nativo di Messina ma palermitano d’adozione e di cuore, nonostante la giovane età Simone mostra di essere già mentalizzato alla carriera calcistica, evidenziando una certa duttilità in ogni zona della mediana. Il vecchio Diavolo, adocchiandone le qualità, lo teneva in caldo già da qualche anno. E se gli si chiede da cosa è rimasto impressionato dal suo arrivo a Teramo, la risposta è diretta: «Il calore del pubblico!».

A Teramo con un anno di ritardo…
Tutto vero. Già la stagione precedente il club aveva mostrato un serio interesse nei miei confronti, ma la chiara volontà espressa dal Palermo, che deteneva il mio cartellino, di trattenermi, fece saltare la trattativa.
Se ripensi al giorno del raduno, ti saresti aspettato di giocare con questa frequenza?
Quando inizi un nuovo percorso, sono da mettere in conto le tante difficoltà che potresti riscontrare. Anche per questa ragione, non mi attendevo un simile minutaggio ed il bilancio personale, fino a questo momento, è assolutamente positivo. L’auspicio, comunque, è che possa ulteriormente migliorare.
Con chi hai legato maggiormente?
Con tutti in generale e nessuno in particolare. Questo perché il gruppo formatosi è davvero splendido: i più esperti non si risparmiano mai e danno il buon esempio, fornendoci nel contempo preziosi consigli per farci migliorare sul rettangolo verde e fuori dal campo.
Capitolo pubblico: ti sorprende questo calore?
Premettendo che la nostra tifoseria è molto calorosa, quello che non conoscevo e che mi ha colpito maggiormente, è il gran seguito che abbiamo anche in trasferta, dove ci offrono sempre il consueto apporto per non farci sentire soli e, a volte, finendo per giocare praticamente in casa.
Facciamo un passo indietro: chi era Santoro da piccolino?
Un bambino che aveva sempre il pallone tra i piedi e con un sogno ben preciso cullato dalla nascita. Peraltro, la mia passione calcistica, era rinvigorita da mio padre che ha avuto una brillante carriera come calciatore professionista tra Atletico Leonzio, Taranto e Turris nel ruolo di difensore centrale e dal quale ho cercato di attingere il maggior numero di consigli e suggerimenti. Non so quale potrà essere la mia meta, ma il mio desiderio è quello di poter ricalcare le sue gesta. Ad oggi, devo dire di essere felice di quanto stia costruendo nel mio percorso, pur tra mille sacrifici.
Quando hai un attimo libero come lo sfrutti?
Amo la tranquillità ed il relax, quindi ne approfitto per passare un po’ di tempo in famiglia o visitare posti nuovi con la mia ragazza.
Ti senti più messinese o palermitano?
Sono nativo di Messina, è vero, ma soltanto perché mio padre giocava lì in quel periodo. A titolo personale ho ricordi davvero sbiaditi, perché ho vissuto lì davvero per poco tempo. Palermo, al contrario, la considero la mia città, perché negli ultimi dieci anni ho vestito sempre la maglia rosanero e mi rievoca souvenir sempre piacevoli.
A proposito di Palermo: lo segui ancora?
Certamente, anche se è dovuto ripartire dalla Serie D. Mi auguro davvero possa tornare presto dove meritano città e tifoseria.
Qual è il tuo ruolo preferito?
Il mio percorso di crescita deve ancora essere affinato, ma ho sempre giostrato sulla linea mediana, nella zona destra, come mezzala preferibilmente, oppure in taluni casi anche come playmaker. Faccio della quantità il mio punto di forza e non mi manca lo spirito di adattamento.
A chi t’ispiri?
Non uno in particolare, ma seguo con attenzione i calciatori che ricoprono il mio stesso ruolo, per cercare di rubar loro qualcosa sotto il profilo tecnico-tattico.
Il giovane che ti ha favorevolmente impressionato in questo girone?
Parisi (classe 2000, ndr) dell’Avellino: ho duellato a lungo contro di lui perché, da mancino qual è, lo incrociavo nella mia stessa fascia di competenza. Mi sono divertito perché ha grande qualità e gamba, è rapido e tecnicamente valido.
La tua è una famiglia che ti segue da vicino?
Sono molto presenti e cercano di non farmi mai mancare affetto e vicinanza, nonostante quest’anno, per la prima volta nella mia vita, mi trovi a centinaia di chilometri di distanza. Il mio ringraziamento non sarà mai abbastanza per quanto hanno sempre fatto per me, per farmi coronare il mio sogno. Un grazie speciale, inoltre, va alla mia ragazza che mi supporta costantemente in ogni percorso, indirizzandomi sempre verso la retta via e dandomi la forza per affrontare gli ostacoli quotidiani. Affetti famigliari, amicizie, le specialità culinarie della terra natia ed il mio mare sono gli aspetti che mi mancano maggiormente.
Quali discrepanze noti tra il campionato Primavera e questo?
Le differenze sono molte: in primis in Serie C ti confronti con avversari navigati, in possesso magari di quella malizia in certe fasi dell’incontro che può risultare decisiva. I ritmi, poi, sono molto più alti in tutto l’arco dei novanta minuti, a differenza della Primavera, dove le pause sono più numerose e il fattore ambientale è pressochè nullo. 
A giugno scorso hai firmato un triennale: quanto credi in questo progetto?
Molto! Mi affascina soprattutto il modo in cui la società ci permette di lavorare ogni giorno davvero nelle migliori condizioni possibili, non facendoci mancare nulla. E devo dire che non è affatto scontato in Serie C. A Teramo si può fare calcio in modo sano e produttivo.
Entriamo nel campo privato: un piatto a cui non sai dir di no?
Da buon siciliano prediligo il pesce: direi le farfallette al salmone.
Il motivetto che canti più spesso?
Ascolto vari generi musicali, però non so se sono anticonformista, ma preferisco le canzoni italiane. La musica, in particolare, mi aiuta nell’immediato pre-gara, per tenere alte attenzione e concentrazione.
Nella tua vita ti sei sentito davvero felice quando…
Quando ho esordito tra i professionisti, ovvio! Non posso però dimenticare la grande gioia derivante dal successo del campionato e della Supercoppa arrivate con la Primavera.
L’ultima volta che ti sei emozionato?
Andando via di casa per la prima volta da piccolino per inseguire un sogno, il mio sogno.
Un messaggio finale da rivolgere tifosi biancorossi.
Li voglio davvero ringraziare per l’affetto costante che ci dimostrano in tutte le occasioni, interne ed esterne. Da parte mia posso soltanto promettere il massimo impegno, per raggiungere insieme a loro i migliori traguardi possibili.

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