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Cetteo Di Mascio. Il guru dei giovani
Cetteo Di Mascio. Il guru dei giovani

Una carriera dedicata ai prospetti da forgiare e lanciare verso platee professionistiche: sono una sessantina i ragazzi che con Di Mascio hanno spiccato il volo, alcuni di questi a livelli altissimi, lui che a 19 anni aveva già optato per la panchina e che, da allenatore, ha superato quota 1200 partite.
Solitamente refrattario alle luci della ribalta, con Teramo il legame è forte sin dall’adolescenza: gustoso sentirsi dire come ci si sia inseriti con forza nel duopolio giovanile Ascoli – Pescara, con la sensazione fondata di aver abbreviato i tempi nel percorso intrapreso.
 
 
Prima di diventare il maestro dei giovani, chi era Di Mascio?
Un ragazzo che coniugava la passione calcistica con lo studio, facendo tutta la trafila delle giovanili nella Renato Curi Pescara, il mio primo grande amore e conseguendo la Maturità Scientifica: all’epoca iniziò anche l’amicizia con l’allora giovane dirigente Daniele Ortolano, oggi affermato a livello nazionale, con la carica di Presidente FIGC Abruzzo, ormai lunga quasi cinquant’anni. Arrivato a calcare i campi della Promozione, a 19 anni e mezzo, optai per la panchina, iniziando a collaborare con il mister Giovanni Mincarini.
Da calciatore assomigliavi a…
Un Barella dei poveri: da centrocampista abbinavo le due fasi perché il fisico me lo imponeva.
La gavetta da allenatore.
A vent’anni allenavo i Pulcini e gli Esordienti della Renato Curi, conquistando a 26 anni lo Scudetto Giovanissimi, il primo colto a livello nazionale a Pescara per uno sport di squadra. Dal 1985 al ’90 sono stato anche allenatore della Rappresentativa regionale Giovanissimi e fino al ’98 ho avuto il privilegio di ottenere dieci Scudetti a livello giovanile, conquistando anche due promozioni in Serie D nella Renato Curi, con stragrande maggioranza di prodotti locali. In tutto ho superato quota 1200 partite nella veste di allenatore, con 450 panchina del campionato Primavera, 250 in Eccellenza e D con la Renato Curi e altre 500 nei campionati Allievi e Giovanissimi della stessa società. Dal 2008 ho il patentino UEFA Pro per allenare anche in Serie A e in Europa, mentre pochi mesi fa ho conseguito il Master UEFA come responsabile Elite di Settore Giovanile.
A proposito di Grosso: al suo arrivo a Teramo, sotto la gestione Pruzzo, non era ben chiara la sua collocazione tattica…
Alla Curi faceva la mezzala sinistra, ma nello sviluppo dell’azione già con me era solito abbassare il suo raggio d’azione, per innescare quel fantastico piede.
Tanti altri prospetti sono stati forgiati da te.
La lista di calciatori arrivati a calcare campi professionistici supera i sessanta: li ricordo con piacere tutti, ma tra quelli che hanno avuto una miglior carriera, cito Verratti, Inglese, Orsolini, Oddo, Martella, Diakite, Terra, Perrotta, Falcone, Mammarella, Capuano, Grosso, Croce, Di Matteo, Stella, Di Francesco, Luisi, Berardocco, Lulli, D’Aversa, Paolucci, Babacar, Cani, Daniel Ciofani, il fratello Matteo e giovani dal sicuro avvenire come D’Agostino, Tassi, Ventola, Novi, Vignati, Scorza e Perri.
Un legame calcistico forte?
Tanti: come allenatori Iaconi, Giampaolo, Sarri, De Canio, Simonelli, Giorgini, Mangia e Cosmi, tralasciando i vari D’Aversa, Grosso e Oddo che considero ancora miei figliocci; tra i dirigenti il Presidente Ortolano, Iaconi, Antonio Oliveri, il commendator Scibilia, Tosti e Ciccoianni ad Ascoli.
Gli anni di Pescara.
Tutto è iniziato il 30 giugno 1998: all’Hotel Carlton firmai in presenza dell’allora vice-presidente Oliveri e del direttore Iaconi. Sono stati 12 anni indimenticabili anche per i rapporti instaurati, raggiungendo grandi risultati a livello culturale, economico e sportivo, con circa 25 milioni di euro in vendite di calciatori prodotte con Iaconi, considerata anche l’importante cessione di Verratti. Come dimenticare i 15 playoff giocati, il secondo posto nel campionato Berretti, quella finale Scudetto Primavera persa con la Lazio nel 2001, con una squadra sotto-età composta per dieci undicesimi da ragazzi abruzzesi, oppure la semifinale di Coppa Italia persa per differenza reti contro l’Inter di Balotelli e Bonucci.
Quanto ti affascina il progetto di creare un Settore Giovanile di qualità a Teramo?
Replicare quanto fatto a Pescara e Ascoli, senza quella Serie B che, a livello di appeal, può aiutare moltissimo, rappresenta una sfida nella sfida. Francamente non pensavo di ottenere questi progressi in pochi mesi: di questo e per i mezzi di supporto forniti, ringrazio il Presidente Iachini, il direttore Iaconi, il responsabile organizzativo Civita e tutti i collaboratori. Stiamo anticipando i tempi e se saremo bravi e fortunati, continuando con questa politica d’investimento, ci toglieremo soddisfazioni importanti. Le nostre tre squadre partecipanti a campionati nazionali sarebbero attualmente nei playoff e ritengo che oltre una decina di ragazzi possano essere futuribili in ambito professionistico. Come in ogni città, ovviamente, qualche voce contraria è fisiologica, ma secondo me le famiglie dei ragazzi e delle ragazze dell’ascendente Divisione Femminile, hanno percepito attenzione e professionalità. L’auspicio è che si possa crescere sotto il profilo dell’impiantistica, cui il Presidente tiene particolarmente.
Avverti un clima di collaborazione con le società limitrofe?
Da subito il feeling è stato ottimale: dalla costa alla Vibrata, Teramo è tornata ad essere un punto di riferimento, inserendoci in maniera vigorosa nel duopolio creato da Ascoli e Pescara, magari riconoscendoci anche l’esperienza maturata in questi anni.
Nell’attività di scouting cosa si osserva in un giovane?
Privilegiamo i calciatori di prospettiva, non quelli già “chiavi in mano”, valutiamo un’atleta per quello che sarà e non per quello che è, considerando che la fisicità, oggi, ha assunto una grande rilevanza e che le nuove generazioni vanno verso questa direzione. Per usare un paragone motoristico, è importante che la centralina consenta alla carrozzeria di compiere le scelte migliori durante la gara.
Un tuo modello?
Il compianto Favini e Vatta, un passo avanti a tutti nel nostro ruolo e autentici punti di riferimento per come erano capaci di interessarsi a tutto tondo dei giovani, sotto l’aspetto educativo, caratteriale e tecnico.
Quanti club in Serie C lavorano bene nella cantera?
Almeno un quarto dei sodalizi, soprattutto al Nord.
Come giudichi le Giovanili intese come sistema nazionale?
Attualmente il format non può soddisfarmi. Cito il caso Novara: qualche anno fa vinse la Primavera 2, ma essendo retrocessa la prima squadra in C, dovette ripiegare sul campionato Berretti senza poter affrontare la Primavera 1 guadagnata sul campo. È un’evidente stortura del sistema, perché la Berretti dovrebbe essere isolata dal contesto della prima squadra. Senza contare la brevità dei campionati: 18 giornate per un campionato Berretti sono un’inezia.
Perchè hai dedicato la tua vita ai giovani?
Per la verità nella Renato Curi allenavo contemporaneamente prima squadra, Juniores e Allievi, ma non ho mai lasciato il Settore Giovanile. Mi sono giunte proposte da tutte le abruzzesi, Teramo compreso nel febbraio 2012. Lo stesso Ds Federico mi voleva alla Carrarese, Ortoli a Catanzaro, Martino alla Torres, ma ormai ero indirizzato verso questa dimensione ed ho semplicemente preferito dare continuità, perché in prima squadra è più complicato creare un ciclo.
La tua famiglia.
Mia moglie Vania la conobbi a piazza Salotto all’inizio della mia carriera da allenatore ed è la mia memoria storica. Diciamo che la conoscevo dai tempi del Liceo e si trattava di un interesse prolungato (ride, ndr). Mia figlia Valeria si è laureata da poco in Medicina, ma è appassionatissima di sport, dotata di un’innata competenza verso il calcio.
L’infanzia teramana, i tuoi ricordi…
Il trait d’union con Teramo è sempre stato vivo, come testimonia la Laurea in Management dello Sport nel 2007. Quante partite da bambino nel “muro” di piazza Dante o tra le auto parcheggiate! Mio padre lavorava in Telecom e fino all’età di undici anni ho respirato l’aria cittadina: frequentavo la scuola elementare San Giuseppe e qui m’iscrissi alla mia prima società di calcio, la Viola Club, con cui mi allenavo nel glorioso Comunale. Quanti anni sono passati…

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