Ti trovi in:  Home  » News  » News  » Matteo Tomei. A difesa del Diavolo

News

Matteo Tomei. A difesa del Diavolo
Matteo Tomei. A difesa del Diavolo

Figlio d’arte ma con obiettivi calcistici agli antipodi (il padre era attaccante), ha mosso i primi passi in Oratorio con la Don Bosco, quando non aveva già il benchè minimo dubbio sul suo ruolo. Perché l’itinerante Tomei, leader silenzioso di un gruppo di cui fa anagraficamente da chioccia, tra i pali si sente vivo. Ed a chi gli chiede cosa farà da grande, risponde che…
 
Solitamente da bambino l’obiettivo è far gol, invece per te…
L’esatto contrario! Il mio scopo era evitarli e, sin dal primo approccio nell’oratorio Don Bosco a Pordenone, a domanda precisa sul ruolo che volessi ricoprire, risposi senza indugi: io sto in porta! Non avrei mai immaginato, però che, da semplice divertimento adolescenziale, potesse diventare un lavoro che amo tuttora visceralmente.
Chi devi ringraziare?
Mio zio ed un regalo di compleanno: un bel completino da portiere di Tacconi. D’altronde, la mia famiglia è juventina sfegatata.
Il tuo percorso.
Giovanissimi ed Esordienti con la Sacilese, che aveva una struttura ben organizzata all’epoca, quindi Allievi a Conegliano Veneto e poi il grande passo…
Raccontaci!
Il merito fu del papà di un mio amico che faceva parte del club friulano e così passai all’Udinese per completare gli Allievi e iniziare la Primavera, sempre da sotto-età: era un sogno che si avverava! Conobbi persone eccezionali, mi allenavo al fianco di Turci, De Sanctis e Handanovic, immaginate l’emozione. Accadde poi che un osservatore del Padova venne a vedere una mia partita e mi propose di aggregarmi in Primavera e da terzo portiere in prima squadra: lo vedevo come un progetto a lungo termine e accettai. A 17-18 anni ero dietro le chiocce Colombo e Bandieri: fu l’anticamera del mio peregrinare in D.
Un girovagare costante come la tua vita…
Già, perché a Motta di Livenza ci sono solo nato e, siccome scorre sangue sportivo in famiglia, si seguiva mio padre che giocava in quegli anni nella Vis Pesaro come attaccante, prima di tornare a Pordenone, la nostra base e la città di mia madre. A proposito, mamma andava forte a pallavolo, in Serie A, prima che un brutto infortunio alle ginocchia la privasse di un seguito importante. Personalmente, invece, se ho alternato tanti club è perché, per una serie di motivi tra cambi societari, tecnici o fallimenti, i pezzi del puzzle non si sono mai incastrati idealmente.
La tua nuova famiglia.
È un punto fondamentale della mia vita. Ho conosciuto mia moglie Giulia appena cinque anni fa e ci siamo trovati subito: si è sempre sacrificata per seguire la mia passione, ha mollato il suo lavoro, lasciando amici, famiglia e città. La ringrazierò sempre per questo. Ora abbiamo due figli: Alessandro di 4 anni e la new entry Carlotta. Vivo per loro.
Non ti sei fatto mancare nemmeno un’esperienza estera.
Ero a Trieste, una parentesi formativa ma non produttiva: per questo decisi di cambiare aria e il mio procuratore mi propose la Scozia. Al Ross County ho trascorso un biennio che mi ha permesso di crescere a livello umano, dato che ero solo in un contesto del tutto differente, ma giocando molto poco: per il loro patriottismo venivo visto come uno che volesse rubare il lavoro ad un coetaneo.
Se ti parlo di Serie B è una ferita aperta?
No, è un sogno limpido che vive tuttora dentro di me: ho il fuoco dentro, ci credo ancora. L’ho toccata solo marginalmente ai tempi della Triestina, ma chiaramente non la sento mia.
Portiere-goleador per un giorno.
Non capita tutti i giorni. Giocavo nell’Itala San Marco contro il Montecchio, perdevamo 1-0 e così, al 90’, decisi di approfittare del classico calcio d’angolo finale per andare a saltare in area sul primo palo: impattai bene con la sfera, fu un’emozione grande.
Cos’è la leadership?
Per me non significa esporsi pubblicamente, preferisco il campo, ma il leader è colui che viene seguito anche silenziosamente. Nello spogliatoio si è amici, sul rettangolo verde è come essere in un ring.
Gli allenatori che ringrazierai sempre.
Ce ne sono diversi, il lato umano viene prima di tutto. Vittadello, che avevo avuto con la Sambonifacese, perché mi fece tornare tra i “Pro” a Vicenza; con Tedino ho trascorso un quadriennio splendido tra San Donà e Pordenone; mister Bianco perché con lui a Siracusa passai una stagione super, come d’altronde a Pesaro un’annata fa con Colucci, quando ci siamo laureati miglior difesa del girone.
L’attaccante più forte che ti sei trovato di fronte?
Evacuo e Gonzalez ai tempi del Novara: non li scopro certamente io, ma insieme si completavano.
Un portiere che ti piace?
Morgan De Sanctis: ho avuto la fortuna di conoscerlo come persona e professionista a Udine, lo porterò sempre dentro di me.
Da vent’anni a questa parte quanto e come è cambiato il calcio?
Radicalmente e non in meglio. Un tempo i giovani crescevano con dei principi, guadagnandosi sul campo le loro chance, magari attingendo dei consigli dai più esperti. Oggi si sentono già arrivati, perché le norme attuali, che non condivido, favoriscono il loro utilizzo.
Un hobby che coltivi?
È iniziato poche settimane fa: può sembrar strano ma a 35 anni ho riscoperto la lettura. Non si finisce mai d’imparare. I figli, però, rimangono il mio fulcro: mi diverto e apprendo giocando con loro.
Come t’immagini a fine carriera?
Sempre respirando il profumo dell’erba, ma da preparatore dei portieri, è tutto già in mente. Fermi tutti però: mi sento ancora giovane, la mia testa è proiettata è costruire qualcosa d’importante. Ogni intervento che produco tra i pali mi fa sentire vivo. E il calcio è uno sport imprevedibile...

counter
Ultime News
  • Ciao Gunther
    Ci ha lasciati prematuramente Gunther Mair, portiere dei ...
  • Tanti auguri a...Andrea Arrigoni
    Trentaduesimo compleanno per il centrocampista biancorosso ...
  • Depositata in Lega la documentazione per l'iscrizione al campionato 2020/21
    La S.S. Teramo Calcio Srl rende noto di aver formalizzato ...
  • Il Presidente Iachini: «Iscriverò la squadra al prossimo campionato di Serie C»
    In mattinata, presso la sala stampa dello stadio "Bonolis", ...
Calcio femminile
Calcio femminile
Young Media
Teramo Calcio 1913

S.S. Teramo Calcio S.r.l.
Via Irelli, 27
64100 Teramo

Tel. 0861/1991535
Fax 0861/1991552
Email: segreteria@teramocalcio.it

Official Sponsor
r115
Sponsor Tecnico
Legea
Partner
Frame
Ismedia
Soleia
Copyright © 2020 Teramo Calcio S.r.l. Tutti i diritti riservati - P.IVA: 01703900678
Condizioni e termini di utilizzo - Privacy - Dati societari - Note legali - Cookie Policy