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Andrea Cristini. Dinastia sportiva
Andrea Cristini. Dinastia sportiva

La tua carriera “nordista” ha avuto un sussulto atipico in estate con Teramo…
Non c’è stato un motivo autentico: semplicemente ho sempre ricevuto richieste da squadre settentrionali, preferendo anche rimanere più vicino a casa. Aspettavo un’offerta da un club del centro-sud, è arrivata e l’ho sfruttata, nonostante fossi ad un passo dalla Reggina.
Un detto sostiene che «Chi vede Torino e non vede la Venaria, vede la madre e non la figlia».
Sono nato a Venaria Reale, ma ho sempre vissuto a Pinerolo, per la verità, perché mia madre ha preferito partorire da sua cugina ostetrica. Venaria è rinomata per la Reggia e, a livello sportivo, perché tanti calciatori di livello (Cravero, Fuser, Milanetto, Pasquale, Sottil e tanti altri, ndr) sono nati lì.
Cosa ti manca della tua terra in questi primi mesi e cosa, invece, stai apprezzando della nuova?
Il pensiero corre ai miei cari, agli amici più stretti, i quali però colgono l’occasione, di tanto in tanto, per venirmi a trovare in questi posti stupendi, di cui apprezzo clima, ospitalità della gente e cibo.
Il piatto per il quale rimarresti a tavola?
Quelli tipici piemontesi: dal plin (agnolotti, ndr) al ragù, al tartufo delle Langhe e quello d’Alba, infatti ho chiesto al mio amico di portarmene un po’. Sono poi fortunato perché la mia ragazza è molto brava in cucina: peraltro è la mia prima convivenza e spero che Teramo ci porti fortuna. In Abruzzo adoro gli arrosticini e, viste le mie origini, anche i buoni vini.
Cuneo, Pavia, Mantova sono il tuo background calcistico: come le catalogheresti?
Pavia è stata la mia prima esperienza lontano da casa, in una stagione in cui “rischiammo” di salire in Serie B; a Cuneo sono tornato in due tappe differenti e, nell’ultimo biennio, ho fatto particolarmente bene; a Mantova, infine, sono stato conquistato dalla città, con una passione popolare che ritrovo anche a Teramo e la conoscenza di tante persone cui sono tuttora legato.
La tua formazione cela qualche sorpresa “tattica”, vero?
Fino agli Allievi Nazionali facevo il centrocampista centrale, inizialmente come costruttore, poi mi hanno gradualmente arretrato, ci sarà un motivo (ride, ndr). Promotore del cambio tattico fu mister Malabaila (oggi al Torino, ndr), ma è stato l’ex biancorosso Moreno Longo ad avermi fornito le nozioni da difensore, istruendomi sulle letture tattiche e stimolandomi a giocare da dietro.
Il tuo consolidamento tecnico avviene in una cantera speciale, quella granata…
Esatto, proprio ai tempi della Primavera di mister Longo, al fianco dei vari Barreca (Genoa, ndr) e Parigini (Torino, ndr): arrivammo alle fasi finali per lo Scudetto e ai Quarti del Viareggio.
Il cuore toro è rimasto o la fede è variata?
Un amico di famiglia che conobbi al mare mi ha fatto appassionare alla Roma di Totti, ma la simpatia torinista è rimasta intatta.
Il centrale difensivo perfetto?
Mi è sempre piaciuto Barzagli. Attualmente apprezzo molto Van Dijk (Liverpool, ndr). Perché? Ha struttura fisica senza essere troppo compassato, abbinandola ad una certa personalità ed alla licenza di impostare.
L’attaccante che ti ha più impegnato in carriera?
Mi fermo alla stagione passata e ne cito due: Ferrari quando era al Piacenza, perché stava vivendo un momento di forma smagliante e il nostro Martignago.
In famiglia, però, non sei il solo a gratificarti dietro ad un pallone.
Ci dividiamo tra calcio e volley: mio fratello, di ruolo centrocampista, adesso è in D a Fossano, mentre i miei genitori erano entrambi pallavolisti, conoscendosi in quell’ambiente. Mio padre è poi stato anche allenatore in A2 e B. Ogni tanto abbiamo dei dibattiti perché sostiene che, sotto certi aspetti, alcune letture tattiche possono risultare affini, anche se nella pallavolo, ogni palla va studiata a tavolino.
Le principali differenze che stai scorgendo in questo girone?
Tosto, motivazionale e grintoso, pare una B2. Davanti abbiamo società molto più attrezzate rispetto al girone A e non solo nei top team, perché le squadre che devono salvarsi presentano maggior qualità e fisicità.
Ti piace molto…
Viaggiare! Lo scorso gennaio sono stato a New York e, casualmente, ci tornerò la prossima estate, perché la mia famiglia riunita per l’occasione, si regalerà una piacevole vacanza per festeggiare insieme il compleanno di mia madre che non ha mai visto la grande mela. La mia fantasia, però, guarda all’Oriente ed al Giappone in particolare: mi incuriosiscono cultura, storia e cibo. La mia ragazza, poi, lavora nella moda e quelle terre propongono spunti interessanti.
Un genere musicale che apprezzi?
Tanti, non uno in particolare: dall’elettronica alla commerciale, anche se guardo più al passato, mischiando cantautori italiani, gruppi come Doors e Led Zeppelin e il sound afro-americano.
Un pregio e un difetto dell’uomo Cristini?
Rispettivamente la sensibilità e la permalosità.
Sotto quale angolazione pensi di dover migliorare sul rettangolo verde?
In rapidità, tecnica e fase realizzativa.
Come si supera questo momento delicato?
Facendo gruppo, compattandoci e calandoci nella parte di questo raggruppamento: bisogna ancora più di prima sporcarsi le mani e pensare di partita in partita. Ci è mancata un pizzico di cattiveria agonistica per chiudere certe sfide o per non subire gol. Garantisco, però, sul massimo impegno di tutti: siamo i primi ad essere dispiaciuti, anche per il rispetto che nutriamo nei confronti della nostra gente che ci segue ovunque.

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