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Roberto Codromaz. Lo Skriniar friulano
Roberto Codromaz. Lo Skriniar friulano

Gli sono bastati due mesi per conquistare il suo nuovo pubblico, su quell’asse Piacenza – Teramo molto caldo nell’ultimo mercato. Ed al Diavolo ha più che giovato, praticamente dimezzando dal suo arrivo lo score delle reti subìte. Lui, il Roberto biancorosso, a suo agio nel costruire dal basso in una difesa a tre, riconosce quella somiglianza nei tratti e nel modo di giocare con il Milan neroazzurro, considerandolo il prototipo del difensore moderno. Forgiatosi nella Primavera dell’Udinese, Codromaz ha conosciuto l’attuale allenatore della Carrarese Di Natale nei suoi allenamenti in prima squadra con mister Guidolin e stravede per il muro bianconero Nuytinck. Appassionato di basket e della “sua” Cividale, capolista in B1, trova molte analogie tra Abruzzo e Friuli. E se in Slovenia si vive bene, considera l’Italia “il Paese più bello del mondo”
 
Italo-sloveno, ci racconti le tue origini?
Il primo a godere della doppia cittadinanza è stato mio fratello maggiore, anche lui calciatore. C’è stata la possibilità e quindi l’ho colta al volo. Tutto questo grazie al nostro bisnonno paterno, di origini slovene. D’altronde siamo gente di confine, ho studiato in scuole bilingue, il Friuli può essere assimilato al Trentino da quest’angolazione.
E ti sei anche portato a casa una convocazione in nazionale…
Gran bella esperienza quella con l’Under 19 slovena, purtroppo fugace. Magari non ero pronto, è morta lì e non c’è stato un seguito. Il sogno sarebbe ritornarci. Mai dire mai…
Quali differenze percepisci tra i due popoli?
Un modo discordante di vedere la vita, pur essendo contigui. Gli italiani hanno priorità diverse, una certa cultura in fatto di alimentazione e moda. La Slovenia è uno Stato ordinato, pulito e giovane, avendo acquisito l’indipendenza nel 1991, ma che sta conoscendo un grande sviluppo: gli abitanti sono molto legati alla loro identità e si vive bene. Certo, per me l’Italia è il Paese più bello del mondo, non c’è nulla che possa equipararvisi.
Sei nato in terre di confine, cosa pensi del conflitto bellico in corso?
Nel 2022 non si può ancora parlare di guerra come sui libri di storia. Donne e bambini non possono scappare dal loro Paese d’origine, né tantomeno vedere giovani ragazzi imbracciare fucili con la vita appesa ad un filo. Auspico una pace immediata attraverso il lavoro diplomatico delle parti in causa e che qualcuno possa rinsavire.
Calcisticamente dove sei partito?
Ho frequentato quasi tutte le giovanili nel Donatello, un club di Udine rinomato per il brillante lavoro che viene svolto con i ragazzi: nei Giovanissimi, ad esempio, conquistai un titolo nazionale: con me c’era Fabbro (ora al Siena, ndr). Quindi il passaggio nella Primavera dell’Udinese con mister Mattiussi e lì, di calciatori di livello, ne ho visti parecchi, a cominciare dal portiere Meret (Napoli, ndr), senza dimenticare che i vari Fernandes, Zielinski e Scuffet erano soliti fare qualche apparizione con noi.
Hai solo lambito la prima squadra…
Già, nessuna panchina o convocazioni, però mi allenavo spesso con loro, con un tecnico del calibro di Guidolin: si percepiva la sua autorevolezza, il valore autentico dell’uomo.
Peraltro in quel gruppo c’era l’attuale mister della Carrarese.
Non credo che Totò Di Natale possa ricordarsi di quel ragazzino che ogni tanto frequentava quel gruppo fenomenale. Peraltro ricordo come lui avesse il preparatore personale, si gestiva durante la settimana, ma poi la domenica sotto porta non perdonava. A Udine è un mito, a quelle latitudini potrebbe fare qualsiasi cosa tanto è amato.
Segui l’Udinese?
Certamente, sono nato a Trieste, ma ho vissuto tutta la vita nella provincia friulana. Apprezzo particolarmente Nuytinck, il muro bianconero, ma sta facendo molto bene anche Pablo Mari, il rinforzo di gennaio (dall’Arsenal, ndr). Occupano una posizione tranquilla, non credo avranno problemi nel centrare la permanenza, ma sarebbe bello ritornare ai fasti di un tempo.
Solo a Salò e Trieste ti sei trattenuto a lungo, come mai?
In quella fase embrionale di carriera, mi faceva comodo crescere dietro gente navigata e rubare qualche trucchetto. Poi è subentrata la volontà di trovare maggiore spazio, per questo motivo ho indossato tante maglie negli ultimi anni. Non nego però che mi piacerebbe fermarmi in un posto per più tempo. Il futuro non sai mai cosa possa riservarti.
Della città giuliana cosa ti ha colpito?
Piazza Unità d’Italia, affacciata sul mare, è una delle più affascinanti in assoluto, unica nel suo genere. Trieste è città di confine, si sentono molto poco friulani, decisamente più giuliani, con una cultura propria. Si pensi al caffè: il loro macchiato si chiama Capo in B. Curioso non vi pare?
Se fossi un talent scout, chi consiglieresti dall’altra parte del confine?
Crnigoj, il centrocampista del Venezia, un ragazzo che ho seguito lungo tutto il suo percorso di crescita. Sarebbe troppo semplice citare i vari Ilicic (Atalanta, ndr) e Oblak (Atletico Madrid, ndr), anche se la Nazionale non ha mai ottenuto risultati di rilievo.
Il tuo modello difensivo?
Dicono che fisicamente abbia una certa somiglianza con Skriniar (Inter, ndr), ma non scomodiamo paragoni irriverenti, sarebbe bello fare la metà di quello che sta facendo lui. Io, per il momento, mi accontento di scrutare qualche video per provare ad apprendere: i suoi interventi sono decisi ma puliti perché i tempi sono perfetti, ha grande lettura difensiva, è il prototipo del difensore moderno.
L’attaccante che ti ha creato maggiori patemi?
Mi viene in mente Odogwu del Sudtirol: è complicato marcarlo perché, a dispetto della sua stazza, è tanto imponente quanto veloce. Sembra di giocare contro Lukaku. E poi nutro una certa ammirazione per Cesarini: a tratti immarcabile, il “Mago” ha una classe infinita e ritengo meritasse un’altra carriera.
Immaginati formatore: spiega brevemente la differenza tra una difesa a tre e a quattro.
La prima ti lascia più libertà d’azione, dalla possibilità di slegarti dalla linea andando sull’uomo, alla facoltà di cominciare la costruzione dal basso palla al piede, elementi questi, che me la fanno preferire rispetto a quella a quattro: in quel caso la linea dev’essere più compatta, eliminando inutili ghirigori e basandoti maggiormente sulla semplicità. Sono proprio due filosofie diverse.
Come De Grazia sei arrivato a gennaio dal Piacenza: sembra che la nuova aria vi abbia giovato.
Concordo e credo di parlare anche a suo nome: d’altronde lui si è sbloccato dopo nemmeno due minuti dal suo esordio, io alla prima sfida casalinga. A Piacenza non ho trovato quel colpo di fulmine con l’ambiente per dare il massimo, capita. Poi mister Guidi ci ha voluto fortemente, facendoci sentire tutta la sua fiducia. Sarebbe bello rimanere e, magari, aumentare in questo finale di stagione il discorso realizzativo.
Dal tuo avvento si è passati da una media di quasi 2 gol per gara, alla metà. Deduzioni?
È un dato che conosco (16 gol subìti nelle ultime 16 gare, contro i 37 delle precedenti 20, ndr) e non può che farmi piacere, ma per una squadra come la nostra che tenta sempre di giocarsela con coraggio a viso aperto, è impossibile non concedere qualcosa. Nelle ultime tre partite abbiamo trovato solidità e maggiori consapevolezze, il tempo e la conoscenza reciproca ci hanno aiutato a limare certi errori. E la questione mentale, di certo, non è secondaria.
In cosa ti aiuta o penalizza la tua struttura?
L’altezza è fondamentale per un difensore moderno, perché ti offre superiorità aerea e nel contempo toglie coraggio e certezze agli attaccanti, donandoti autostima. È vero che per affrontare attaccanti brevilinei occorrano gavetta ed esperienza, ma non ho un fisico esageratamente robusto, quindi conservo agilità e rapidità.
Nel tempo libero la tua passione è per il…
…Basket! Mi piace anche giocarlo, diciamo che con la mia compagnia storica di amici mi dedico più alla pallacanestro che al calcio. Jokic è il cestista che apprezzo di più, può interpretare qualsiasi ruolo. Dalle mie parti abbiamo due club che stanno facendo benissimo: Udine in A2 e Cividale in B1 sono entrambe capoliste e la seconda è proprio nel mio paese di domicilio. Di recente ha giocato la Final Four di Coppa a Roseto, ma purtroppo nessuno mi ha voluto accompagnare, d’altronde la passione per la palla a spicchi non è da tutti. La seconda, invece, potrebbe sorprendervi…
Prego!
Mi piace tagliare i capelli, sono appassionato di barberia. Qualche mio compagno di squadra l’ha già provato sulla sua testa (ride, ndr), ma non diciamo di chi si tratta, la gente deve accorgersene da sola.
Se dovessi citare un pezzo, canteresti…
Shakerando di Rhove, sul podio nella classifica di Spotify, ma il mio ascolto è davvero eterogeneo, spaziando attraverso hip hop, rock, musica balcanica, italiana e anni ’80.
Un posto che suggeriresti di visitare?
Nella mia zona proporrei un’escursione sul Matajur, un monte che si affaccia sulle valli del Natisone, per poi scendere a valle gustandoci qualche bontà friulana, tipo la gubana, una torta ripiena di noci, pinoli e grappa. Il Gran Sasso mi ricorda un po’ le Alpi Giulie, spero di avere il tempo a fine campionato per regalarmi una passeggiata. E poi, se ci penso, Abruzzo e Friuli non sono così differenti: anche dalle mie parti si passa rapidamente dalla montagna al mare, con località caratteristiche come Grado e Lignano Sabbiadoro.
Il tuo bilancio personale di un bimestre in biancorosso.
Mi sto trovando meglio di quanto potessi ipotizzare. La ragazza spinge perché torni dalle sue parti, ho un altro anno di contratto a Piacenza, ma con calma a fine stagione vedremo quale strada sia meglio percorrere.
Ci saluti in sloveno?
Lep pozdrav vsem navijačem terama! (un caloroso saluto a tutti i tifosi del Teramo!)
 
LA CURIOSITA’
Una famiglia di calciatori. Anzi, di difensori centrali.
Avete letto bene: i tre fratelli Codromaz non conoscono altro ruolo. A cominciare dal maggiore, Alessio, colui che ha avviato verso la passione calciofila il “nostro” Roberto, iniziando nella cantera del Vicenza, per poi trasferirsi al Nova Gorica, vincendo anche il titolo sloveno Under 19. Un trofeo che gli valse la riconferma, ma i punti di contatto con Teramo iniziano proprio da lì: la stagione successiva, in prima squadra, la coppia d’attacco era formata da Coda e Lapadula. E il Codromaz maggiore raccontava spesso a Roberto come Lapa preferisse entrate ruvide in allenamento per abituarsi meglio alla sfida domenicale. Garra sudamericana. Alessio ora lavora e gioca part-time nel Codroipo, sfidando nel campionato di Eccellenza friulana proprio il fratellino piccolo, Mattia, che milita nel Brian Lignano. Il biancorosso Roberto lo valuta promettente. E chiosa: «In una difesa a tre potremmo giocare insieme. Ogni tanto ci scherziamo su e chissà che prima o poi…»

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