News

Andrea Cupi. Ex angelo biondo, oggi fido scudiero
Andrea Cupi. Ex angelo biondo, oggi fido scudiero

Tratto dall'House Organ n.6/2021-22

Sulle orme del suo mito Giuseppe Giannini, il suo capello fluente non passava di certo inosservato quando Andrea Cupi calcava i campi della Serie A. Da Ciampino, con tanti sacrifici ha inseguito un sogno, originatosi con quel provino sotto gli occhi di Bruno Conti e materializzatosi nella sua seconda casa, ad Empoli: un idillio durato 16 anni, con un rapporto speciale instauratosi con il Presidente Corsi e che gli ha dato anche la possibilità di conoscere sua moglie Bianca, oltre all’esordio nell’Olimpo nazionale marcando Batigol. Da centrale o terzino, la rapidità era il suo punto di forza, e visto che il campo di gioco è sempre stato nel suo destino, non si è fatto pregare quando Guidi lo ha voluto con sé. E a Teramo, si sente a casa.
 
Non possiamo non cominciare riguardando le foto con quella folta capigliatura bionda…
Tutta “colpa” di un idolo: Giuseppe Giannini. Ero nelle Giovanili della Roma, è nato tutto da lì, prendevo spunto dalle sue gesta, dai suoi atteggiamenti, dal suo modo di porsi, pur con caratteristiche del tutto diverse. E poi diciamo anche che in quel periodo andavano di moda, ma non lo rifarei, perché lavarli era un’impresa.
Tua moglie l’hai conquistata così?
Quando mi sposai li avevo più lunghi io…Paradossalmente l’ho conosciuta quando sono andato via da Empoli nel 2005. Ogni volta che ci tornavo, però, ero solito frequentare sempre lo stesso ristorante, il “Meeting”, è cominciato tutto così. Bianca, la mia metà, non è mai stata un’appassionata sportiva, ma con il passare degli anni, gioco forza, è migliorata. Anche perché i miei figli fanno sport regolarmente: Niccolò, di 8 anni, gioca nei Pulcini dell’Empoli, mentre Rebecca, più grande di tre anni, è campionessa italiana di pattinaggio artistico.
Alla loro età quali erano le tue ambizioni?
Se nutri aspirazioni sportive di livello, sai che devi prepararti al sacrificio, gli stessi che facevano i miei genitori che non finirò mai di ringraziare, facendo la spola da Ciampino, dove ho trascorso la mia adolescenza, a Trigoria. Così era per me: il sabato non si usciva, al contrario dei miei coetanei, lo ritenevo lo scalino ideale per compiere il salto di qualità, anche se la prospettiva non era chiara, solo l’obiettivo. Dalla Primavera in poi, ho intravisto qualcosa di più nitido, una sorta di bivio: fare il calciatore o andare a lavorare.
Raccontaci come nasce la possibilità che ti porta alla Roma…
Partiamo dal presupposto che in famiglia la tradizione ereditaria è romanista.
Superai un provino a 12 anni, a selezionarmi c’era Bruno Conti. Non potrò mai dimenticare il sorriso di mio padre, tifosissimo giallorosso, quando rispose al telefono: un’emozione unica, io non mi rendevo conto, lui sì, molto bene.
Il cruccio del mancato esordio in prima squadra.
Potrei pormi mille domande, ma non è mai stato il pensiero principale. Quando sei in Primavera rasenti i “grandi”, a volte facendo anche qualche seduta con loro, ma ritengo che non ci debba essere una logica prosecuzione, sarebbe un errore ipotizzarlo.
Un esempio al contrario?
Ho avuto la fortuna di giocare insieme al mio coetaneo Francesco Totti quando avevamo 15 anni: in quel caso ti rendevi conto che di fronte avevi un predestinato, la differenza si notava. Di talenti Roma ne è piena, ma poi non è facile arrivare alla meta.
La storica Lodigiani come tuo trampolino di lancio?
Era un percorso quasi obbligato per i ragazzi di prospettiva che uscivano dalla Primavera romanista: Viscidi fu un ottimo maestro, feci bene schierato da centrale difensivo, facilitato dalla rapidità nelle chiusure, la mia peculiarità cardine. Pensate che nel 2008 una statistica mi etichettò come il più veloce della Serie A: ci rido su, visto che sono sempre stato piccolino. E invece, per avere la forza di stare nella massima serie, la prestanza fisica è imprescindibile.
Empoli rappresenta il tuo marchio di fabbrica: 16 stagioni da protagonista.
Dieci anni in veste di calciatore, altri sei divisi equamente tra mister delle giovanili e collaboratore tecnico in prima squadra, lavorando a stretto contatto con i vari Sarri, Giampaolo e Martusciello. Che ricordi!
Difensore centrale o terzino, dove rendevi di più?
Dipendeva dall’allenatore e dal modulo adottato: a tre fungevo da classico braccetto, a quattro da terzino. Una volta ad Empoli si fece male Belleri, c’era bisogno di un terzino sinistro e, pur essendo un destro naturale, il mister Silvio Baldini scelse me. Mi feci trovare pronto, non mollare mai è stata sempre la mia forza.
L’attaccante che ti ha creato più grattacapi in carriera?
Del Piero, Totti, Inzaghi, Scevchenko. Grazie alla mia rapidità, però, complicavo loro la vita prima che si potessero liberare.
L’allenatore - insegnante?
Baldini ad Empoli e Reja a Napoli. Non posso dimenticare quello che fece Edy per me, una persona vera: ero reduce da un’operazione al pube, avevo vissuto un anno d’inferno, mi coccolò facendomi rimanere anche l’anno successivo.
L’amicizia sportiva rimasta da quando giocavi?
Con “Big Mac” Maccarone mi sento spesso: abbiamo un gruppo di vecchi amici empolesi e d’estate frequentiamo la Versilia. Tonfano, ad un tiro di schioppo da Forte dei Marmi, è il mio quartier generale: ci è cresciuta mia moglie, abbiamo casa lì, si sta benissimo.
Il tuo rapporto con i Presidenti?
Difficilmente ho trovato ostacoli, per il mio carattere mi sono sempre adattato alle situazioni e li ho sempre rispettati. Certo, con Fabrizio Corsi (numero uno dell’Empoli, ndr) ho creato un rapporto umano, prima che professionale.
Il triennio di Napoli.
A gennaio 2006 ero in scadenza ad Empoli, i partenopei mi chiamarono in C: risalimmo subito in B e rinnovai per due anni, ma il primo fu segnato da un grave infortunio, causa pubalgia cronica. Mi operai in Belgio dal celebre prof. Martens: rimasi fuori per otto lunghi mesi. Paradossalmente, giocai di più nella massima serie la stagione seguente, fino al 27 gennaio, me lo ricordo ancora: infortunio a Cagliari, si riaprì la ferita, l’inizio del calvario.
Scherziamoci su: mai in rete?
Non superavo la metà campo, non c’era la possibilità di fare gol (sorride, ndr). A chi mi prendeva in giro per questo, rispondevo che mi toccava correre per coprire i buchi altrui.
La tua gioia più grande in campo.
Il ritorno in A con il Napoli, una festa unica iniziata a Genova e proseguita in Campania fino a notte inoltrata sul bus scoperto. Indescrivibile, mi sono sentito un giocatore vero.
Se a 35 anni hai accettato per la prima volta di scendere in D, è dovuto a…
…La passione! Sapevo che la mia carriera volgeva al termine a causa dei continui fastidi muscolari. Mister Alvini mi portò al Tuttocuoio per dargli una mano negli ultimi cinque mesi, il rapporto d’amicizia facilitò il buon esito.
Chi ti ha proposto di cominciare ad allenare?
Avevo vagliato altre proposte, persino il procuratore, ma non era la mia strada, a me è sempre piaciuto il campo. Così il Presidente Corsi mi disse che le porte per me erano aperte per iniziare.
Agli anni di Empoli risalgono i tuoi primi incontri con Guidi?
Nella vita puoi aspettarti di tutto. Lui mi veniva a vedere quando giocavo, ci conoscevamo a livello giovanile. Poi un giorno accadde che ci incrociammo al “Franchi” per vedere la Primavera della Fiorentina, lui in veste di coordinatore della Nazionale Under 19. Da una semplice chiacchierata un giorno mi chiamò per fargli da secondo. Si è creato un rapporto solidissimo, sento più lui che mia moglie.
Elencaci gli obiettivi primari da vice allenatore.
Far star bene il gruppo, sapendo scindere i momenti: sono il primo a scherzare con i ragazzi, ma quando si lavora occorre concentrazione ed essere duri, a volte.
In famiglia che tipo sei?
Non è facile star via 15-20 giorni senza vederli. L’abbraccio affettuoso che sanno regalarti due figli e la dolce metà è unico. Senza dimenticare i due gatti e Duccio, il terzo figlio, un Golden Retriever che ha preso il mio posto a letto.
Nel tempo libero ti dedichi a…
Prima giocavo a tennis, ora che posso correre di meno prediligo il paddle.
Come ti stai trovando in città e nel club?
Molto bene, Teramo è una città davvero accogliente, non molto dissimile da Empoli. Con il mister Guidi ci sentiamo a casa. Di strutture così organizzate poi, dal Presidente fino al magazziniere Mauro, se ne trovano poche in terza serie, con una disponibilità squisita da parte di tutti che ti consente di lavorare con serenità. Il mio ringraziamento finale lo rivolgo a collaboratori tecnici unici dietro le quinte, come Del Grosso, Scervino e Trailani, che si mettono a disposizione h24 per la causa biancorossa.
 
LA CURIOSITA’
La classica domanda da rivolgere ad un grande interprete del rettangolo verde recente: «Ricordi l’esordio in Serie A?». Andrea Cupi non fa difetto, il suo gli sovviene facile, in quel 12 settembre del 1998, in un “Artemio Franchi” gremito, per il derby toscano Fiorentina – Empoli. Prima giornata, con la viola di Trapattoni trascinata dal tridente Batistuta – Edmundo – Oliveira. Ad ispirarli Rui Costa, che sblocca il risultato dopo pochi minuti. Cupi siede in panchina, ignaro di quanto gli capiterà. Batistuta raddoppia al quarto d’ora della ripresa, ma due minuti dopo, per reciproche scorrettezze, vengono espulsi Edmundo e Pietro Fusco. Il suo allenatore, Sandreani, lo chiama: «Preparati che entri e marchi Batistuta». La reazione scontata di Cupi, il volto che cambia umore. Minuto 68: Lucenti gli lascia il proscenio, una ventina di giri di lancette per testimoniare: «È stata dura contenerlo». Tutto ha un inizio: la storia di Andrea nella massima serie, comincia da lì…

counter
Ultime News
  • La designazione arbitrale per la prima del 2022
    La sfida di campionato tra Vis Pesaro e Teramo, in ...
  • Il classe 2006 Surricchio passa alla Roma
    La S.S. Teramo Calcio Ŕ lieta di annunciare il ...
  • Attiva la prevendita per Pesaro
    Dal pomeriggio di oggi, martedý, sarÓ attiva la prevendita ...
  • Tanti auguri a...Domenico Mungo
    Tanti auguri a Domenico Mungo che festeggia quest'oggi il ...
Calcio femminile
Calcio femminile
Teramo Calcio 1913

S.S. Teramo Calcio S.r.l.
Stadio "G. Bonolis", loc. Piano d'Accio, snc
64100 Teramo

Tel. 0861 1862815 (centralino)
Email: segreteria@teramocalcio.it

Official Sponsor
Adriatica Press
Sponsor Tecnico
Legea
Partner
r115
Copyright © 2022 S.S. Teramo Calcio S.r.l. Tutti i diritti riservati - Matr. F.I.G.C. 920812 - P.IVA: 01703900678
Condizioni e termini di utilizzo - Privacy - Dati societari - Note legali - Cookie Policy