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Federico Guidi. Mister, Guid...aci tu!
Federico Guidi. Mister, Guid...aci tu!

Tratto dall'House Organ n.5/21-22

Un’estate atipica, quella firma arrivata a fine luglio dopo l’assiduo corteggiamento del Presidente Iachini, in seguito alla mancata iscrizione della Casertana. Ex del confronto, con i fidi Cupi e Melino formano un triangolo consolidato nel segno della Toscana e della sua quasi ventennale esperienza maturata nelle giovanili di Empoli e Fiorentina, corredata da uno Scudetto Giovanissimi e da una finale Primavera. I prototipi da ammirare in Tv sono De Zerbi, Guardiola e Klopp, ha visto la Viola migliore con Terim, Prandelli e Montella. Affatto integralista, affascinato dal bel gioco iberico, nelle difficoltà ha capito di chi potersi fidare, trovando il suo rifugio perfetto in famiglia, dalla moglie Helen e dal figlio Niccolò. E sulla stagione del Diavolo dice: «Siamo sulla strada giusta, ma dovremo percorrerla sempre ad elevata velocità»
 
Iniziamo con una curiosità: il tuo paese di origine si chiama Cerreto Guidi, solo un caso?
In realtà sono nato a Firenze, cresciuto a Lazzeretto, una frazione di Cerreto Guidi, e adesso vivo a Campi Bisenzio, a Firenze Nord. Nessuna origine nobile, almeno credo…
I bambini custodiscono i loro sogni, il tuo qual era?
Sono sempre stato innamorato del calcio e, quindi, volevo fare il giocatore. Nel mio percorso da tecnico nel Settore Giovanile, però, mi sono posto come esempio negativo: perché mi piaceva tirar tardi con gli amici, la parola sacrificio era complessa da digerire, preferivo giocare per diletto. In campo non stavo mai zitto, ero un esterno d’attacco, forse somiglierei a Rosso.
Quando hai pensato di poter fare l’allenatore?
Mi piaceva “leggere” la partita anche da calciatore, Crescendo percepivo il piacere di organizzare tornei e, successivamente, il desiderio di allenare prestissimo, prima da autodidatta, poi con vari corsi. Ho iniziato nella Scuola Calcio del Montalbano, una società affiliata all’Empoli.
Chi ti senti di ringraziare?
Il segretario del Montalbano Andrea Innocenti mi chiese di provare davanti ad un caffè, d’altronde eravamo soliti vedere partite in giro per l’Italia. La chiamata di Maurizio Niccolini per il passaggio all’Empoli mi tolse il fiato, non pensavo di intraprendere una carriera da professionista. E poi quel colloquio con Corvino per la Viola, un’emozione forte…
Di solito gli amanti del 4-3-3 sono integralisti, fai parte della stessa schiera?
L’iter giovanile mi ha donato un grande vantaggio: provare sul campo, sperimentare un metodo. Ho variato tanto, maturando la mia idea negli ultimi anni. Credo in un calcio dinamico, al di là dei moduli. Faccio un esempio: Arrigoni quando si abbassa tra i centrali dà l’idea di una difesa a tre. Sono un amante della tecnica in situazione, i modelli spagnolo e tedesco sono i più attraenti, con giocatori che ricoprono più spazi sul campo. Ricordate Lahm, terzino nella Nazionale tedesca? Con Guardiola diventò play.
Il più grande complimento per un tecnico?
Quelli ricevuti per il gioco espresso e la crescita dei ragazzi. Mi piace pensare di poter infondere qualcosa ad ogni atleta, perché migliorare il singolo vuol dire creare un gruppo più forte. E ho avuto la fortuna di allenare gente come Chiesa, Mancini, Castrovilli, Bandinelli, Venuti, Sottil, lo stesso ex Teramo Gondo e tanti altri, ottenendo uno Scudetto Giovanissimi, una finale Primavera persa 2-1 contro l’Inter di Vecchi (reti di Pinamonti e Vanhesuden, ndr) e quattro semifinali.
C’è una squadra che ti colpisce in Europa?
Diverse sono state le fonti d’ispirazione citate anche nella mia tesi al master: dal calcio totale di Cruijff nell’Ajax al Milan di Sacchi, fino ai più recenti Guardiola, Klopp e De Zerbi di cui mi piace proprio gustare le partite.
Un calciatore ideale per i tuoi principi di gioco?
Van Basten mi ha affascinato in maniera clamorosa, come Iniesta. Oggi dico Messi e De Bruyne.
Quanto hai appreso dal biennio Azzurro?
La Nazionale è una responsabilità e una grande emozione. Ricordo che dopo sei anni ad Empoli e dodici trascorsi a Firenze, tutti nelle Giovanili, avevo bisogno di confrontarmi con una realtà diversa: l’Under 20 prima e la 19 poi, mi consentirono di interfacciarmi con calciatori evoluti, grazie all’iniziale chiamata del responsabile Club Italia Viscidi.
Un talento inesploso?
Tanti ai tempi della Fiorentina: da Bangu (ora all’Aglianese, ndr) a Diakhate (Nova Gorica, ndr), per finire con Iemmello (Frosinone, ndr), Carraro (Feralpisalò, ndr) e Camporese (Pordenone, ndr) che avrebbero potuto vivere la massima serie con più continuità. Perché a volte serve la fortuna di individuare l’ambiente giusto, uno staff tecnico capace di cucirti addosso l’abito ideale. In Italia, purtroppo, non c’è pazienza anche per un problema culturale, ci aspettiamo tutto e subito. In Spagna, invece, c’è la cultura del bello inteso come qualità del gesto tecnico e non guardano la carta d’identità. E poi ci alleniamo molto meno rispetto all’estero sin dal periodo scolastico, feci uno studio approfondito al riguardo.
Le figure di allenatore e portiere sono davvero uomini soli?
Il portiere è sempre più parte integrante del gioco, deve saper giocare anche con i piedi e si allena ormai in gruppo, senza tuttavia dimenticare la grande scuola tecnica italiana riferita agli estremi difensori. L’allenatore è un uomo solo quando perde le partite: so di doverci convivere, nelle difficoltà capisci di chi ti puoi fidare.
Il rifugio può essere la famiglia?
Mia moglie Helen e mio figlio Niccolò costituiscono un costante punto di riferimento, senza di loro non saprei come fare. Sanno starmi vicino nelle difficoltà e sopportarmi quando divento irascibile. Helen, da psicologa e psicoterapeuta, si allena quotidianamente con me, mentre Nicco mi fa gioire in tutto quello che fa. Sì, la famiglia è la mia isola felice!
Sei stato più bravo a convincere dirigenti e calciatori o a corteggiare la tua metà?
Con mia moglie ho dovuto battagliare molto. Ci siamo conosciuti allo stadio “Franchi”: io tornavo da una trasferta con le giovanili, lei andava a vedere la Viola, il classico colpo di fulmine. L’ho rincorsa per un po’, ma ora mi rende felice.
Consiglieresti una carriera sportiva a tuo figlio?
Assolutamente sì, peraltro mio padre giocava nelle giovanili della Fiorentina, è stato lui a trasmettermi la passione per il calcio, mentre mamma e nonna soffrivano a distanza.
La più bella Fiorentina vista?
Baggio e Rui Costa sono stati i protagonisti più spettacolari, ma sono state le squadre di Terim, Prandelli e quella del primo Montella, con i vari Pizarro, Aquilani e Borja Valero, a farmi venire la pelle d’oca.
Un angolo cittadino che ti manca?
Mi piace ricordare dove ho vissuto il momento più emozionante: a Fiesole, sulle colline di Firenze, presso il Convento di San Francesco, dove ci siamo sposati nel 2012.
Come hai vissuto l’ultima estate?
In modo atipico. Non avrei mai creduto ad una mancata iscrizione della Casertana dopo un rinnovo biennale. La famiglia D’Agostino non ci ha mai fatto mancare nulla, infondendoci sempre fiducia. Tra tante difficoltà, il Presidente Iachini mi ha colpito in maniera positiva, mi sono sentito corteggiato e ho immediatamente percepito la sua fiducia.
Parlaci del tuo staff, di come è iniziato il tutto…
Con il preparatore atletico Melino ci conosciamo da una vita, avendo condiviso tante annate in viola e sperimentato un metodo di lavoro che ci fa viaggiare in totale sintonia. Idem con il vice Cupi, che guardavo da protagonista in campo nell’Empoli. E così, a Gubbio, Caserta e Teramo abbiamo unito le forze ed è nata una simbiosi totale.
È possibile mutuare tattiche di gioco da altre discipline?
Sottolineo che ne adoro tante, da adolescente ne ho provate un’infinità, ciclismo compreso. E devo dire che molti schemi ed esercitazioni sono effettivamente riconducibili al calcio, come nel caso del futsal o dei blocchi usati nel basket.
L’ultima volta che hai sorriso e quella in cui hai versato una lacrima.
Sorrido spesso perché sono sereno dentro. Una meravigliosa emozione l’ho provata il giorno del mio matrimonio, mentre alla nascita di mio figlio il pianto è stato a dirotto.
La tua filmografia?
Ho visto migliaia di volte la saga di Rocky, Titanic e il Gladiatore.
E la cena ideale?
Con le lasagne di mia nonna e la rosticciana alla brace di papà.
In sede di presentazione dichiarasti: «Voglio che i calciatori si sentano protagonisti». Dopo due mesi e mezzo puoi dire che…
…Siamo sulla strada giusta, perché a testimoniarlo sono le prestazioni fatte di qualità e intensità, mostrando una precisa identità, e non mi riferisco solo alle partite vinte. Certo, dovremo percorrere questa strada sempre ad elevata velocità.
A fine campionato sarai contento se…
…Il club avrà raggiunto gli obiettivi preposti, se i tifosi si saranno divertiti del sacrificio e del gioco proposti in campo e se sarò riuscito a migliorare ogni ragazzo della rosa.
 
LA CURIOSITA’
Il popolare Fantacalcio ha colpito anche lo staff della Teramo Calcio. E il mister Guidi, da specialista qual è, non si è certo tirato indietro, seppur sia costretto a rincorrere dopo cinque giornate (sesto posto con due vittorie e tre ko), in una classifica (a dieci) condotta a pari merito dal team manager Gatta con l’addetto agli arbitri Belfiore. «L’obiettivo è essere protagonisti – dice il mister tra il serio ed il faceto – ma stiamo soffrendo i tanti infortuni patiti che ci precludono di esprimere un calcio importante. Dobbiamo rincorrere e lo faremo senza perderci d’animo». Il suo “Atletico Mojito” può contare sui portieri della Lazio, su una difesa di spessore (Acerbi, Caldara, Colley, Dalbert, Faraoni, Gosens, Mancini, Vina) un centrocampo offensivo e qualitativo (da Bonaventura a Chiesa, da Zaccagni a Orsolini, per finire con i vari Pasalic, Bandinelli – da lui peraltro allenato – Vidal e Messias). A ben guardare, forse, la poca profondità dell’attacco (Abraham, Belotti, Giroud, Petagna, Pellegri, El Shaarawy) potrebbe rappresentare il classico tallone d’Achille. Ma Fanta-sognare, in fondo, non costa nulla…

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