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Manuele Malotti. Cuore Viola
Manuele Malotti. Cuore Viola

Lo mandano due ex diavoli come Bacio Terracino e Panico, crede nel progetto biancorosso a tal punto da aver firmato un biennale e domenica ha lasciato il suo biglietto da visita impreziosito dalla prima marcatura in campionato. Nelle giovanili della “sua” Fiorentina, scoperta da aspirante promessa a soli otto anni, dove conobbe l’attuale mister Guidi, ha condiviso il percorso di crescita con un certo Chiesa. Che la famiglia Malotti abbia un debole per il calcio, è presto dimostrato anche dalla figura dello zio Roberto, allenatore neo-promosso con il suo Montevarchi e con cui esordì imberbe in C. E se siete di passaggio nel capoluogo toscano, consiglia la pizzeria “Il pipistrello”. Il perché scopriamolo leggendo…

A giudicare dalla tua carriera, il legame con la Toscana pare molto solido.
I primi passi li ho compiuti nel Settore Giovanile della Fiorentina, a Prato ero già in Berretti per poi esordire anche in prima squadra in Serie C. Da lì il mio tour della regione è proseguito vestendo le maglie di Gavorrano, Tuttocuoio, Aglianese. Perché? Diciamo che si sono palesate occasioni concrete con direttori di mia conoscenza e preferivo rimanere in zona per restare vicino alla famiglia. Anche se tornare tra i “Pro” è sempre stato il mio obiettivo.
Raccontaci il tuo primo provino.
Giocavo in una squadra vicino casa, tra amici. Avevo otto anni quando la Fiorentina bussò alla porta dopo avermi visionato in più occasioni, passando ovviamente dai miei genitori. Un sogno che si realizzava! Ricordo bene l’emozione di andare a prendere il borsone allo stadio, il primo allenamento, un’emozione indelebile. Lunga sei anni.
Il primo sostegno ti è arrivato dalla famiglia?
Assolutamente sì, pane e calcio. I miei genitori sono i primi tifosi, avendomi sempre appoggiato e fornito un aiuto costante, specialmente quando riscesi in quarta serie. Discorso a parte merita mio zio Roberto che allena il Montevarchi e dal quale sono stato allenato ai tempi del Prato.
Il rapporto con mister Guidi invece nasce nella tua città natìa.
Precisamente negli Allievi Nazionali della Fiorentina e si è creato subito un legame per la stima che nutro nei suoi confronti prima come uomo e poi come tecnico. Infatti appena si è palesata quest’opportunità, non ci ho pensato due volte. Un aneddoto? Nelle giovanili sosteneva sempre come fossi un po’ ingenuo e che dovesse utilizzare il joystick con me…
Quali compagni di squadra di quel gruppo hanno spiccato il volo?
Un nome su tutti: Federico Chiesa, mio coetaneo. Sin da piccolo si percepivano le sue grandi doti, poi chiaramente ci ha messo del suo. Leggermente più grandi d’età erano poi i vari Mancini, Venuti e Gondo (ex biancorosso nel 2017/18, ndr), tutti ora in Serie A.
Di cosa non riesci a fare a meno della tua Firenze?
È sempre una grande emozione tornarci, per me che ci abito è una delle città più affascinanti. È piacevole passeggiare in centro tra piazza della Repubblica e il Duomo. Pur essendo a misura d’uomo, pullula di attività, opere d’arte, musei.
Come vedi la Viola quest’anno e chi ti entusiasma?
Molto bene, Italiano è un allenatore preparato e noto per far giocare in maniera propositiva le sue squadre. Apprezzo Gonzalez per le sue doti balistiche, Castrovilli può fare la differenza se si sblocca mentalmente, mentre Vlahovic è uno stoccatore nato.
A chi ti paragoneresti nel tridente offensivo?
Fermo restando che sono tutti imparagonabili con me, Callejon è più bravo nei movimenti senza palla, dove invece io devo migliorare, quindi direi Gonzalez per la sua vivacità nell’essere dentro al gioco e puntare gli avversari.
E la Nazionale?
Mi piace per lo sviluppo del gioco proposto, Mancini ha portato tanti giovani di qualità, creando un gruppo divertente da vedere, con l’apoteosi della vittoria agli Europei, un riscatto magico e rilevante per l’intero sistema calcistico nazionale.
Quali caratteristiche impareranno ad apprezzare i tuoi nuovi tifosi?
In campo darò sempre il massimo, questo è poco ma sicuro, fa parte di me. Spero di realizzare più gol possibili, il primo è già arrivato, e regalare giocate e assist al team ed alla gente. In C comunque sono stato impiegato anche come tuttofascia a Gavorrano e San Benedetto, mentre a Novara e negli anni precedenti ho ricoperto il ruolo di esterno d’attacco o trequartista.
Quale calciatore ti entusiasma nel tuo ruolo?
Il tridente del Paris Saint-Germain nel complesso, perché tutti possono giocare anche da esterni. Messi mi fa impazzire, non gli darei mai un compito specifico, così come Mbappè e Neymar, ma quelli sono extra-terrestri. Nel nostro mondo, invece, la stagione scorsa nella Samb giocavo con Botta, ora al Bari: mi ha davvero sorpreso, ha qualità da Serie A.
Come reputi invece il raggruppamento attuale?
Lo conosco bene per averlo fatto anche lo scorso anno, pur con interpreti diverse: rimane competitivo ed equilibrato, nessuna partita è mai scontata, c’è da battagliare contro chiunque e noi, in particolare, dovremo essere bravi a lottare fino alla fine. A parte quei cinque club maggiormente attrezzati, la nostra rosa, pur se giovane, può levarsi grandi soddisfazioni. Creiamo tanto, penso sia la strada giusta.
Cosa ti ha insegnato la stagione precedente?
La mente dei giocatori dev’essere libera, mentre la situazione vissuta a San Benedetto e Novara ti obbligava a pensare costantemente alle vicende extra-campo, perdendo in serenità. Fortunatamente a Teramo è ben diverso: c’è una società seria e organizzata alle spalle, possiamo fare bene il nostro mestiere.
Prima di approdare in Abruzzo hai ascoltato due ex biancorossi, vero?
Panico, che ha avuto peraltro il nostro mister in Nazionale, mi ha detto che si stava bene, con una tifoseria calorosa e appassionata, così come Bacio Terracino che ha lasciato un ottimo ricordo con questa maglia.
Al primo gol in campionato, sei andato a festeggiare sotto la Curva…
Sono emozioni forti quando senti il boato della gente dopo aver gonfiato la rete, è l’essenza del calcio. Con la squadra abbiamo ritenuto giusto ringraziarli per essere tornati sugli spalti e per il loro costante supporto.
Qual è stata l’ultima volta che ti sei commosso?
Era un Prato – Lupa Roma di play-out: ero aggregato dalla Berretti e quando subentrai, dopo due minuti sfornai l’assist decisivo.
La gioia sportiva più grande e la maggiore delusione?
La prima quando mi convocarono in Nazionale Under 16, perché indossare la maglia Azzurra è sempre fantastico; la seconda quando retrocedemmo con il Gavorrano nello spareggio contro il Cuneo.
Che tipo sei fuori dal campo?
Molto tranquillo, felicemente fidanzato e, stando lontano dai propri cari, mi piace passare il tempo libero con i compagni di squadra. D’altronde ora sono loro la mia seconda famiglia. Gioco spesso alla play e guardo serie Tv su Netflix, in primis la Casa di Carta e Prison Break.
La tua canzone del momento?
“Una direzione giusta” di Yungest Moonstar e Neffa.
Sei calciofilo o vieni colpito anche da altre discipline?
Il calcio sopra ogni cosa, lo guardo a tutte le latitudini, ma la pallavolo mi piace, anche favorita dai recenti successi agli Europei, così come il paddle che cerco di praticare nei momenti disponibili.
Se non avessi fatto il giocatore saresti diventato…
Probabilmente avrei proseguito la tradizione di famiglia: mio padre ha una pizzeria a Firenze, si chiama “Il pipistrello”, è leggermente fuori dal centro. La mia preferita? La pizza con la burrata, anche se non è tipica come la bistecca alla fiorentina. Quella è imbattibile…
Eri più bravo nello studio o dietro ad un pallone?
Bisognerebbe chiedere a mia madre che ho fatto penare alquanto (ride, ndr), nel calcio sono sempre andato meglio.
L’ultimo e il prossimo viaggio?
Quello ideale non deve essere sedentario ma itinerante. In Madagascar con ex compagni di squadra è stato unico, perché adoro associare tante escursioni per visitare diverse mete. In futuro mi stuzzica l’idea della Thailandia.
A 24 anni compiuti e con un biennale sottoscritto, cosa auspichi potrebbe darti Teramo?
Credo di essere sulla strada giusta, mi sto trovando benissimo, tutti mi hanno fatto sentire come se stessi qui da tanto tempo. L’auspicio è che si possa raggiungere una buona posizione di classifica e di far rendere tutti al meglio. I tifosi sono il nostro dodicesimo uomo in campo, spero di vederli sempre numerosi perché abbiamo bisogno di loro. Sono certo che le soddisfazioni non mancheranno.
 
LA CURIOSITA’
Se il papà del nostro Manuele è un semplice appassionato, lo zio è addirittura un…allenatore professionista!
Roberto Malotti, infatti, è il tecnico dell’Aquila Montevarchi, compagine peraltro militante nello stesso girone del Teramo. Fresco di vittoria del campionato di Serie D dopo una lunga battaglia con il Trastevere e nominato anche miglior allenatore di tutta la Lega Nazionale Dilettanti, il nipote lo descrive così: «L’ho avuto a Prato quando ero aggregato in prima squadra. Ero un giovincello, mi fece esordire e al play-out lo “ringraziai” con l’assist salvezza. Credo che cominciare una stagione insieme sarebbe una situazione complicata da gestire, tuttavia un anno fa, per tenermi in condizione in attesa della chiamata della Sambenedettese, ho fatto l’intera preparazione estiva con lui. È un mister tosto, di carattere, le sue sono squadre molto intense e che giocano un bel calcio. Ma io sono di parte, mi capirete». E al 31 ottobre, giorno dell’“incontro-scontro” in famiglia, non manca poi molto…

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