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Richard Lasik. Cuore Ceco(Slovacco)
Richard Lasik. Cuore Ceco(Slovacco)

Nato nella terra dell’Hockey quando la Cecoslovacchia era ancora unita, Richard cresce mezzala nello Slovan, ma con esperienze da terzino già nelle Giovanili. A Brescia il grande passo, trasferendovisi a soli 15 anni da perfetto sconosciuto, fino al playoff per la Serie A. Tante e brillanti le tappe della sua carriera, segnata da due pesanti infortuni: dall’Europa League nel girone con il Napoli, all’Under 21 con la fascia al braccio, fino al gol all’esordio in Nazionale al fianco di Hamsik. E poi quell’ingresso in campo con Bechkam, un atipico tour di New York in carrozzina, le scelte fatte sempre per amore dei suoi due eredi e un futuro da mister tutto da disegnare, rivelando: «Se potessi, non rigiocherei quella maledetta partita di Frosinone…»
 
Chi era Richard tra scuola e sport?
Mi sono inizialmente cimentato in tennis e nuoto, ma dai 7 anni in su il calcio è entrato a far parte della mia vita. Ero uno studente nella media e, dalla quinta elementare in poi, le due sfere finirono per intersecarsi, perché lo Slovan Bratislava stipulò un accordo con la Venglos Academy che mi consentiva di allenarmi giornalmente.
L’ex Cecoslovacchia si divise qualche mese dopo la tua nascita…
La scissione del 1993 fu dettata da problematiche politiche, ma a distanza di quasi tre decenni posso affermare che oggi saremmo stati un Paese più forte se fossimo rimasti uniti. La rivalità è solo calcistica, la lingua è praticamente la stessa, ci vogliamo bene e da bambini parliamo sia ceco che slovacco.
Quale location suggeriresti di visitare dalle tue parti?
Sicuramente la capitale Bratislava, la mia città natìa tagliata in due dal Danubio: da vedere il Castello che la domina dall’alto, il ponte che assomiglia ad un’astronave, la Città Vecchia ed il Palazzo Grassalkovich, senza dimenticare le splendide montagne circostanti dove mi diletto con lo snowboard. Ho visitato ed apprezzato moltissimo, però, anche i Prati di Tivo.
Qual è il livello del calcio slovacco?
Da piccolino non mancavano giocatori importanti, ma non c’erano le stesse possibilità odierne di andare all’estero. Diciamo che oggi due-tre club slovacchi di fascia alta, potrebbero essere paragonati ad una Serie A medio-bassa.
Qual è la disciplina nazionale nella tua terra?
Hockey su ghiaccio e Calcio se la battono, ma nel primo abbiamo raggiunto traguardi notevoli, diventando anche Campioni del Mondo. Ci ho provato anch’io con amici nei laghi congelati vicino casa mia. Sì, rispetto a Teramo il freddo è molto più intenso.
Richard e la famiglia.
Sono figlio unico, ho un bel rapporto con i miei genitori, anche se hanno divorziato cinque anni fa. Si sono sacrificati moltissimo per favorire la mia carriera: mio padre si licenziò dal lavoro per sei mesi per seguirmi a Brescia e stessa cosa fece più tardi mia madre. Oggi ho due figli, un maschietto di 8 anni e una bimba di 5, ma non sono appassionati sportivi.
La tua evoluzione tattica qual è stata?
Sono nato come centrocampista centrale, in Slovacchia di qualità, in Italia di quantità perché il livello era ben diverso (sorride, ndr). Fu nella Primavera del Brescia che mi iniziarono a schierare terzino, ma la mezzala era il mio ruolo cardine.
Quanto fu complicato per un ragazzo della tua età cambiare vita?
Avevo 15 anni e non parlavo italiano, ho detto tutto! Fortuna che c’era un portiere connazionale coetaneo con cui condividevo tutto. Ricordo che inizialmente ero vegetariano, mi cucinavano piatti alternativi ma non erano quelli di mia madre. Passò qualche anno prima di iniziare ad assaggiare la carne di pollo, oggi non faccio eccezioni.
Calcisticamente che annate furono?
Dal 2012 al 2014 ho trascorso un biennio importante per la mia crescita, facendo parecchie presenze in B e uscendo ai playoff contro il Livorno con due pareggi. Brescia mi consentì di andare in Nazionale A, ma la successiva rottura dei legamenti complicò le cose.
Quindi il ritorno a casa e l’Europa League.
Lo Slovan mi prese dal Brescia quando ero Capitano Under 21. L’episodio determinante fu la nascita di mio figlio e, per creare un rapporto solido con lui, trovai giusto rientrare a casa, peraltro nel club nazionale più famoso. Finimmo terzi il primo anno, secondi la stagione successiva con l’indimenticabile parentesi europea, in un girone tosto con Napoli, Sparta Praga e Young Boys nel quale scesi in campo da titolare in quattro occasioni.
Ancora l’Italia nella tua vita sportiva.
Sì, ad Avellino. Ricordo il calore di un popolo che vive di calcio. Si creò un bel rapporto, favorito dai risultati e poi da quel brutto infortunio: nella gara contro il Frosinone, in un contrasto fortuito, arrivò la frattura scomposta di tibia e perone con immediato trasferimento a Villa Stuart. Una mazzata.
Richard e la Nazionale (anche con la fascia al braccio).
Un legame indelebile, cominciato dalla più tenera età e proseguito fino alla Nazionale Maggiore, addirittura con gol all’esordio in Belgio. Peccato che l’infortunio ai legamenti ed il successivo passaggio allo Slovan mi abbiano tarpato le ali. In Under 21 furono i miei compagni a votarmi Capitano: mi sentii davvero responsabilizzato, emozioni che rimangono nel tempo. Con una nota a margine.
Quale?
Vincemmo il Gruppo, ma non c’era la regola attuale e pertanto non andammo ad Euro2015 di diritto. C’era un doppio spareggio da disputare, contro l’Italia di Di Biagio e dei vari Zappacosta, Rugani, Biraghi, Berardi, Bernardeschi e Belotti. All’andata pareggiammo 1-1, quindi dovevamo giocarci tutto al ritorno a Reggio Emilia, il 14 ottobre 2014. Sul 2-1 per gli Azzurri e già in inferiorità numerica, l’episodio scatenante: l’arbitro scozzese Mclean ci assegna un rigore netto, ma il primo assistente gli fa cambiare idea. Perdiamo la testa finendo in 9 contro 11 e uscendo sconfitti 3-1. Fine del sogno Europeo.
Sei cresciuto nel mito di…
David Beckham e non per caso. Avevo 8 anni e nell’amichevole Slovacchia – Inghilterra lo accompagnai mano nella mano nel tunnel che portava al rettangolo di gioco. Lo scatto di un reporter amico di mio padre è diventato un quadro.
Oggi quale calciatore ti entusiasma?
Non ne ho uno preferito, tantomeno una squadra. Per spirito nazionalistico dico Hamsik, perché all’indiscusso valore tecnico, abbinava un’umiltà unica.
Se tornassi indietro quale errore non commetteresti?
Semplice: salterei quella maledetta partita con il Frosinone e il conseguente stop. Ricordo che a 18 anni era fatta per l’Hoffenheim, ma rifiutai perché ragionandoci con il mio agente e mio padre ritenemmo più formativo il campionato italiano che la seconda squadra in quello tedesco. Le strutture che trovai lì, però, erano pazzesche, un altro mondo: avevano un vecchio castello rivisitato con 15 campi d’erba destinata ai team, con palestre, piscine, sale giochi, di tutto. Magari in Germania il percorso sarebbe stato diverso, come il fatto di lasciare Brescia, chissà…Ma era nato mio figlio e il tempo ha premiato la mia scelta, visto il rapporto che ho creato con lui.
Tu che l’hai giocata, questo girone è davvero una B2?
Sì, ci sono tanti club blasonati e con rose di assoluto spessore.
I tifosi biancorossi in che percentuale hanno visto le qualità di Lasik?
Poche, soprattutto per via delle tante noie muscolari patite, perchè quando sono sceso in campo penso di aver fatto bene. Mi sarei immaginato un biennio diverso, ma quando programmo qualcosa, non funziona mai.
Il posto che ti piacerebbe visitare?
Vorrei tornare in America e vedere la costa Ovest. Sono già stato a New York, fu un viaggio emozionante e vi spiego il motivo: mi ero appena operato, con le stampelle era complicato passeggiare tutto il giorno e così noleggiai una carrozzina che spingeva la mia ragazza. Tra l’Empire e Central Park preferivo il negozio di giocattoli del film “Mamma ho perso l’aereo”, rivederne le scene e le location.
Il piatto tipico slovacco?
Il Bryndzove halusky: è a base di gnocchi di patate, con l’aggiunta di formaggio di pecora e carne. A Teramo però adoro gli arrosticini, sono stratosferici!
All’alba dei trent’anni come intendi pianificare il tuo futuro?
Non voglio programmare nulla, perché quando lo faccio accade sempre qualcosa di negativo. Mi piacerebbe fare l’allenatore, ma solo in Slovacchia o Repubblica Ceca, perché vorrei donare ai più giovani la mia esperienza, con una sorta di ringraziamento per il calcio delle mie origini. Ho una villetta con giardino a Bratislava dove poter dare libero svago ai miei tre cani, giocare con mia figlia e andare a pesca. Dimenticavo: ho già comprato una fornacella per gli arrosticini…(ride, ndr).
Saluta Teramo nella tua lingua!
«Pozdravujem všetkých fanúšikov Terama!» (saluto tutti i tifosi teramani!).

LA CURIOSITA’
Non è stata certamente soltanto una parentesi, quella legata alla propria Nazionale, per Richard Lasik.
Capitano in Under 21, il suo esordio con la rappresentativa maggiore è da urlo!
È il 6 febbraio 2013 e la Slovacchia sfida il Belgio in trasferta: per Richard è la prima convocazione e parte dalla panchina. In campo i padroni di casa schierano assi del calibro di Gillet, Vertonghen, Van Buyten, Witsel, Hazard, Dembelè, De Bruyne, con una panca di lusso costituita da Courtois, Fellaini, Nainggolan, Lukaku e Mertens, mentre sull’altra sponda figurano le conoscenze italiche Kucka e Hamsik. Un rigore di Hazard sblocca il punteggio all’alba del match. Richard entra in campo da terzino negli ultimi sette minuti e dopo pochi minuti, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, ruba palla ad un avversario al limite dell’area di rigore e scocca un fendente che buca Gillet per il momentaneo pari. Una favola! Risvegliata soltanto dalla serpentina di Mertens con gol decisivo segnato al 91’. Ma quella data, per Richard, rimarrà indelebile nel libro dei suoi ricordi…

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