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Fabio Gatta. L'avvocato nel pallone
Fabio Gatta. L'avvocato nel pallone

Tratto dall'House Organ "Teramo Stadio" n.14 - 2020/21

La carriera forense (temporaneamente) nel cassetto, la sua vita nel calcio. Galeotto fu quel Mondiale di Italia ’90, quando l’istrionico Higuita lo colpì a tal punto da focalizzare le sue aspirazioni adolescenziali sul ruolo del portiere, sfiorando il “calcio dei grandi”, quello che vorrebbe rivedere scevro di tensioni ridonandogli una nuova luce. Teramo è ormai la sua seconda casa, trovandovi laurea in Giurisprudenza, amore e lavoro, crescendo nel San Nicolò e affermandosi in biancorosso prima in segreteria, quindi come autentico angelo custode dei calciatori. Zemaniano convinto, il costante aggiornamento è il suo mantra e nel Fantacalcio ha un socio d’eccezione…
 
Il calcio e Fabio, un amore viscerale: quando scocca la scintilla?
Mondiali di Italia ’90. Avevo sei anni e già giravo con la bandiera sotto casa a Termoli. Erano i tempi delle Vhs, delle notti magiche fino alla delusione della semifinale persa contro l’Argentina. Mi appassionavano le squadre meno note, quindi il Costarica ed il Camerun di Milla, custodisco ancora quel cofanetto che racconta il Mundial, una malattia.
I bimbi sono tutti attaccanti. Tu invece…
La follia dell’ex portiere colombiano Higuita mi diede lo spunto. Ho cominciato con il calcio tradizionale rigorosamente a difesa dei pali, fino ad alcuni provini: quello con il Bari ad esempio, o con la Colligiana a 14 anni che andò bene e passai una settimana in Convitto, con la fondata possibilità di trasferirmi al Fiorenzuola in C, d’altronde figuravo anche nella Rappresentativa Molise. Il sogno s’inceppò sul più bello, la rottura della spalla condizionò il mio prosieguo. Diciamo che, al di là dello spirito d’emulazione per Bucci e Gillet, compresi che l’altezza aveva la sua indubbia rilevanza nel ruolo. Così, tornando a casa, continuai la mia modesta carriera d’Eccellenza tra Palata e Petacciato, almeno fino agli anni accademici.
E scegliesti Teramo!
Erano gli anni di Motta e Pepe, nel calcio la lotta per la B, nel basket lo spettacolo della Serie A. C’era un entusiasmo dilagante in città, anni ruggenti. In realtà avrei voluto orientare la scelta universitaria su Criminologia a L’Aquila, ma i miei genitori ritenevano fosse troppo specifica e mi diressi su Giurisprudenza. Studio sì, ma senza perdere la passione per lo sport. La prima occasione fu anche l’ultima, con il CUS Teramo di Calcio a 5 al PalAcquaviva: fu amore a prima vista! D’altronde anche Guardiola e Montella hanno trasferito metodi del calcio a 5 nel calcio vero, ma questo è spesso oggetto di confronto con l’amico Nino Galli (attuale preparatore dei portieri, ndr).
Tra l’avvocatura e lo sport, però, ha prevalso il fascino del secondo: scelta di vita o del Fato?
Del destino, forse, ma non ho mai abbandonato l’idea della carriera forense, anche per dare la bramata soddisfazione ai miei genitori e mi sono ripromesso che sosterrò l’esame appena ne avrò l’occasione. Coniugare studio e sport è meraviglioso, oltre che possibile, e quando i nostri calciatori mi informano che potrebbero tardare di qualche minuto all’allenamento per un esame universitario, mi riempie d’orgoglio.
A proposito, il processo di teramanizzazione a che punto si trova?
Direi che un bel passo in avanti è stato compiuto nell’ultimo biennio, magari poco visibile a causa dell’emergenza sanitaria in atto. Nella nostra rosa di 25 calciatori, metà di questi vivono a Teramo. Mi sono prodigato molto perché so quanto sia importante per legarsi al territorio e ci terrei a ringraziare alcuni agenti immobiliari e tifosi veri come l’amico Nicola, per averci fornito un grande supporto.
Cosa ci racconti delle tappe successive al Calcio a 5?
Prima vorrei dire che Teramo, con una vittoria del campionato di C, Colonnella e Grottammare, sono state le mie tre tappe fondanti. Appese le scarpette al chiodo, ho intrapreso un’altra carriera, dietro la scrivania, iniziando dai tre anni di San Nicolò, nella segreteria del Settore Giovanile, quindi in prima squadra, al fianco peraltro del nostro Spinozzi. Il successivo triennio l’ho passato a Teramo, con identico percorso: prima con Maselli e Belfiore nella segreteria delle Giovanili, quindi avviandomi verso la carriera di team manager nel 2015/16, entrando in corsa al posto di Peroni (ora Ds della Vis Pesaro, ndr). Nella successiva annata di Francavilla sotto la gestione Candeloro, prima del ritorno teramano con il cambio di presidenza, vorrei rimarcare la stupenda esperienza con il Calcio a 5 femminile, condita da uno storico triplete: vittoria del campionato, Coppa Italia regionale e Nazionale!
Il futuro è rosa?
A mio giudizio può avvicinare partner commerciali inimmaginabili, come peraltro dimostrato dalle indagini di mercato, anche alla luce dell’oggettiva saturazione del movimento maschile.
Quanto devi al San Nicolò?
Tantissimo! Mi hanno permesso di crescere come uomo e dirigente e dovrei ringraziare in tanti. Certo lo step di Francavilla nella veste di direttore mi ha offerto un bagaglio esperienziale notevole. Da tutti ho appreso qualcosa ed a tutti devo altrettanto, perché a queste latitudini non si finisce mai di apprendere.
Credi nell’amicizia?
Certo, perché il club dev’essere una famiglia. È fondamentale la comunione d’intenti e lo stesso filo conduttore, credo ciecamente nella sintonia e nella massima condivisione di valori, pur essendo abituati in questo mondo a cambiare maglia spesso.
Come s’inserisce la tua figura nel contesto societario?
Sono in stretto e assiduo contatto con segreteria, staff sanitario e tecnico, logistica e, ovviamente, calciatori, per la risoluzione di qualsiasi problematica. I temi focali sono la pianificazione e l’organizzazione della giornata, la programmazione delle trasferte, la gestione dei rapporti tra i vari settori di un club.
Cosa deve infondere un team manager alla squadra?
Serenità, tranquillità e ottimismo.
C’è un aneddoto particolare che vorresti raccontarci?
Stagione 2015/16: la mia prima trasferta da team manager, ad Arezzo, con lo staff di Vivarini. La notte prima non chiusi occhio al pensiero e, per l’eccessiva tensione, fu l’unica partita che non ricordo tecnicamente. Oggi l’esperienza mi aiuta a gestirla diversamente, anche nel monitorare che la cucina sia efficiente e pronta a soddisfare le singole opzioni, come banalmente una pasta integrale piuttosto che una normale.
Che tipo di girone è, questo, a livello logistico?
Ci sono trasferte maggiormente complicate dal rispetto dei protocolli sanitari, a volte con la pianificazione obbligata di voli aerei, ma ho avuto la fortuna di assaggiare stadi che sognavo da piccolo…
Come d’altronde ex calciatori…
È motivo di gioia irrefrenabile aver conosciuto in questi anni ex esponenti della massima serie, quali Zauli, Asta e Paci e, per un malato di fantacalcio come il sottoscritto, è il top!
Qual è il tuo ispiratore calcistico?
Qui si apre un capitolo a parte. Zdenek Zeman è una figura speciale, quasi un Guru per me, non solo da un punto di vista tecnico, ma per l’etica, la dedizione ed il culto del lavoro che trasmetteva, oltre alla capacità di lanciare tanti giovani. Da Termoli andavo in treno con mio padre a seguire quel Foggia in uno “Zaccheria” gremito all’inverosimile e ricolmo di un entusiasmo impressionante. Quella squadra, poi, era una sintonia perfetta, in cui lo spettacolo veniva prima del risultato. Perché i tifosi devono divertirsi.
Il ruolo della famiglia come si coniuga con lo sport?
La nascita di Francesco ha cambiato tutto in meglio. Nel momento in cui torno a casa dopo lunghe giornate lavorative, il sorriso suo e di Barbara mi fanno commuovere. Mia moglie è la prima a comprendere come questo sia un lavoro che porta via tanto tempo alla famiglia e la ringrazio perché non me lo fa mai pesare. Peraltro non era un’appassionata calciofila, ma da quando stiamo insieme ha iniziato a conoscere dinamiche, giocatori, risultati ed appassionarsi alle storie di sport sul modello di “Sfide”.
Sei felice quando mangi…
Il mix di verdure al forno con polpette.
Il tuo hobby principale?
Sono un appassionato lettore del Guerin Sportivo e degli articoli di Cucci e Zazzaroni in particolare, senza dimenticare tutto ciò che concerne la gestione societaria, come le numerose serie anglosassoni su Tottenham, City e tante altre. Il calcio va velocissimo, l’aggiornamento è imprescindibile e se non sei bravo ad accettare il cambiamento, rischi di perderti.
Da quando sei a Teramo…
Apprezzo molto di più la montagna e i borghi tipici. Anche il paese di mia moglie, Castel Castagna, non è niente male. E per uno che viene dal mare come me…
Il viaggio indimenticabile?
Il prossimo che farò con mio figlio appena finirà questa emergenza.
Pensi già al prossimo step professionale?
Mi piacerebbe poter cambiare il modo di pensare il calcio: una rivoluzione sociale per far sì che possa tornare ad essere lo sport più bello del mondo, con maggior spazio riservato alle emozioni. La tensione, le polemiche sono spropositate. Dobbiamo recuperarne, invece, la bellezza. 

LA CURIOSITA’
Chi l’ha detto che gli sportivi non siano anche fantacalcisti?
Riprova ne è l’innato trasporto emotivo di Fabio che l’ha portato, con il suo socio e amico Paolo D’Ercole (attuale Ds del Notaresco), a frequentare con ottimi risultati un torneo apposito a Torricella.
La bellezza di quaranta squadre divise in quattro categorie è la fedele testimonianza del meccanismo messo in atto da alcuni appassionati, che prevede persino promozioni e retrocessioni in un tourbillon di emozioni.
E non è un caso che, con orgoglio, la premiata ditta D’Ercole-Gatta sia stabilmente in Serie A, occupando attualmente il quarto posto e, dopo tanta gavetta e podii, cerchi finalmente l’acuto vincente, il tricolore tanto agognato.
Consigli per gli acquisti? Fabio ci aiuta a conoscere meglio gli elementi trainanti della sua rosa: dai portieri Reina e Dragowski, ai difensori Bonucci, Chiellini, Ibanez e Toloi, passando per i centrocampisti Chiesa, Kessie, Tonali e le scommesse iniziali Thorsby e Pobega, e chiudendo con gli attaccanti Caputo, Lapadula, Muriel, Nzola e Ribery. In bocca al lupo per il rush finale!

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