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Siriano Cordoni. Medicina & Sport, Professione e Passione
Siriano Cordoni. Medicina & Sport, Professione e Passione

Se Bologna lo ha fatto maturare donandogli il suo lavoro che definisce “Il più bello del mondo», a Teramo è legato dalla nascita. Lo sport è nel suo Dna, ma da protagonista sul campo, iniziando come ala nella palla a spicchi e trovando nella pallamano una passione smisurata, lui che con un gruppo di amici si dice orgoglioso di essere stato testimone della nascita dell’handball nello storico campo di via Tripoti. Uno sport che lo ha portato ai vertici, con il rimpianto di quello Scudetto solo accarezzato contro Trieste, fino a diventare Medico della Nazionale a soli 27 anni. Al calcio biancorosso, avvicinatosi per merito del compianto dott. Bonolis, è legato da tre presidenze. E sulla pandemia dice: «Presto torneremo alla normalità…»
 
Quanta acqua è passata sotto i ponti dalla tua Laurea?
Era il 1983 quando completai gli studi universitari. Nel mezzo sono passati tanti anni e tanti sport, tra Pallacanestro, Pallamano e Calcio. Bologna è stata accogliente maestra di vita sotto tutti i punti di vista, in un contesto storico particolare, negli anni ruggenti della protesta studentesca. Mi integrai perfettamente grazie allo sport, coniugando libri e allenamenti.
La specializzazione in Medicina dello Sport era una tua chiara aspirazione?
Ci tenevo, sì. Avrei potuto optare per Cardiologia avendo vinto un corso, ma lo sport aveva la priorità, giocando peraltro in quegli anni in Azzurro. Pensavo già al post carriera e mi allettava l’idea di vivere la Nazionale di Pallamano come medico e così accadde, a soli 27 anni. Il destino ha voluto che durante la Specializzazione, non essendo richiesta a quel tempo una frequenza assidua, già lavoravo a Teramo, ma praticavo la Pallamano prima nel Rimini e poi nel Bologna, facendo il pendolare. Giocavo, studiavo tanto con un mio carissimo amico, il dott. Cuccodrillo e mi divertivo. Il massimo!
Che ruolo aveva lo sport in gioventù?
Era il protagonista principale. Il Basket in principio, quando me la cavavo bene da ala, ma poi la passione straripante per la Pallamano ha preso il sopravvento. Sono orgoglioso di essere stato testimone della nascita di questa straordinaria disciplina a Teramo. Il campo in via Tripoti era il nostro scrigno, disegnato da Gigi Montauti con un gessetto, con le porte costituite dai ritti del salto in alto. Un proscenio rilevante divenne poi il campo scuola attuale, perché la pista di pattinaggio si prestava bene viste le dimensioni e, tra l’altro, lì vincemmo il campionato di Serie C. Via Tripoti, però, rimane la culla della pallamano biancorossa, rappresentata dai ragazzi dei quartieri Gammarana, Stazione e San Berardo.
Handball primo amore…
Forse è meno bella da vedere perché poco spettacolare, ma posso assicurare che è meravigliosa da giocare, somigliando per certi versi al Rugby in quanto a fairplay e rispetto dell’avversario. E infatti a distanza di 40 anni, ci rivediamo sempre con piacere.
Che tipo di atleta eri?
Il pivot è stato il mio ruolo sin dal principio: per rivestirlo occorre grande forza fisica, agilità e capacità di leggere l’azione di gioco, approfittando degli errori dell’avversario. Mi caratterizzava l’estremo agonismo, davamo l’anima per la maglia. Nell’ultimo periodo rivestivo il doppio incarico: ricordo ancora quando mi ruppi il setto nasale in un match e, essendo anche medico, mi prestai soccorso da solo.
Il più grande rimpianto?
Non aver vinto lo Scudetto, solo sfiorato con i vari Da Rui, Giusti, Di Basilio, D’Antonio, Ordinelli, Tuzzer e tanti altri. Un entusiasmante testa a testa con Trieste, vanificato da quella sconfitta contro i giuliani in campo neutro a Rimini, perché il nostro fu squalificato per intemperanze dei tifosi. Ci seguirono 23 pullman carichi di sostenitori, ma perdemmo la sfida decisiva, ci demoralizzammo e non riuscimmo più a recuperare.
E con il calcio quando è scoccato il colpo di fulmine?
Una ventina d’anni fa sotto la gestione Malavolta, quando Nino Bonolis mi invitò a seguire le giovanili, in particolare in trasferta. Il mio esordio in prima squadra non fu dei migliori: la nostra ala Oliva cadde malamente procurandosi la lussazione del gomito.
Sei passato sotto tre presidenze: trovi analogie?
A Romy Malavolta ho voluto davvero bene, perché il padre Aristide era stato il mio Presidente di Pallamano; a Campitelli associo la passione, a Iachini una grande professionalità. La mia peculiarità, invece, è sempre stata quella di saper distinguere l’attività professionale dall’esser tifoso. Ma un episodio vorrei citarlo…
Prego!
Non sono mai riuscito a farmi pagare un caffè da Ciccio Graziani, mentre Pruzzo era molto più generoso!
In un’ipotetica scala di valori metteresti prima la Medicina, lo Sport o la Politica?
Il lavoro al primo posto, lo faccio con estrema partecipazione e non mi pesa. Lo sport viene subito dopo perché chi lo pratica ragiona in maniera completamente diversa, possiede quella che definisco “visione laterale”, il senso del rispetto, la disponibilità allo sforzo fisico ed all’ascolto verso il prossimo, la capacità di non avere schemi mentali predefiniti. Nella politica, infine, trasmetto il mio vincolo a tempo perso, esclusivamente per il trasporto emotivo che mi lega alla mia città.
Il tuo impegno in politica da cosa è scaturito?
Ho curato per diverso tempo un blog, il cui titolo sintetizza il mio pensiero “Teramo, la tua stessa passione”. Con il Partito Popolare abbiamo portato alla guida della città Angelo Sperandio, realizzando grandi opere che rimarranno nel tempo, quali il Lotto Zero, le fondamenta del Project Financing per il nuovo stadio, la Sala Ipogea messa in cantiere. Ho avuto anche l’orgoglio di diventare vice presidente della Provincia con delega al Bilancio e ricordo bene quando, con l’allora Presidente Ruffini, conducemmo la trattativa per acquisire l’attuale area adiacente allo stadio e riconsegnare la Facoltà di Veterinaria a Teramo dopo il precedente trasferimento a Mosciano.
Ci sveli il personaggio politico da cui sei rimasto più attratto?
Il compianto Franco Marini, già Presidente del Senato: era un punto di riferimento per tutti noi.
Cosa deve fare l’“arte del governo” per riavvicinarsi alla gente?
Deve saper ascoltare la volontà popolare e successivamente esser capace di trarre le conclusioni con la medietà, assumendo le giuste decisioni.
La Medicina è il tuo lavoro principale: quali evoluzioni hai notato nel tempo?
Quarant’anni fa, quando mi sono laureato, non c’era ancora l’ecografia, si utilizzavano soltanto stetoscopio e sfigmomanometro, oggi quasi in disuso. Siamo passati dalla Medicina Semeiotica, fatta principalmente di ascolto, a quella Strumentale odierna, nella quale la diagnosi è rimandata all’esame.
Le tue sensazioni nel dirigere uno staff sanitario professionistico?
C’è una maggiore attenzione da parte di tutti sull’atto medico e grande risonanza mediatica, la ripresa di un calciatore è dettata dall’esigenza di squadra. Una volta ci si assumeva meno rischi, oggi una partita determinante fa accelerare i tempi. Ho la fortuna di lavorare al fianco di colleghi straordinari, con una grande sintonia che ci lega, coordinati dalla professionalità del Presidente. E sto apprezzando, molto, il grande equilibrio del Direttore Federico, un punto di riferimento capace di infondere serenità a tutti.
L’emergenza sanitaria in atto come si combatte a livello sportivo?
Rendendo edotti tutti gli attori dell’epidemia: non ci si deve limitare nel fornire le indicazioni, bisogna far capire il perché dell’importanza di quelle azioni.
Il vaccino potrebbe essere la soluzione o un palliativo?
La prima, senza ombra di dubbio. In questi mesi abbiamo seguito da vicino l’andamento dell’epidemia anche in ottica Teramo Calcio, grazie alla collaborazione del segretario Spinozzi e del team manager Gatta, è come se avessimo frequentato un Master, grazie a continui briefing per interpretare i DPCM ogni quindici giorni, con annesse le disposizioni della Lega.
Quali consigli daresti a chi volesse intraprendere il tuo percorso medico?
È la professione più bella del mondo. Ha mille sfaccettature, ognuno può trovare il proprio angolo di collocamento, dal chirurgo all’igienista, al medico dello sport, è straordinario anche per questo, mettendoti a stretto contatto con la gente: ascoltarla è meraviglioso!
Trovi il tempo di rilassarti tra tanti impegni?
Con la saggistica, sono affascinato dalla storia mentre non ho mai letto un romanzo. Il Medioevo è il periodo che mi appassiona maggiormente, perché furono realizzate più conquiste a misura d’uomo. Sì, mi sarebbe piaciuto vivere in quella fase storica, ma con la mentalità odierna.
Un amico vero tra sport, medicina e politica?
Il commercialista Pasquale Bartolini, dotato di un’umanità fuori dal normale. È la persona con cui mi sento quotidianamente e con la quale rifletto su ogni problematica.
Sei un viaggiatore?
Certo, ma con razionalità. Mi spiego: ogni anno organizzo con mia moglie un tour monotematico con tappe standard, perché farlo senza obiettivi non mi piace. Per un biennio siamo stati sulle tracce di Federico II girando il Sud Italia, l’anno passato abbiamo seguito le città delle ceramiche, in questo, quando si potrà, faremo una visita approfondita delle Abbazie in Toscana.
Un messaggio alla Comunità…
Guardare con serenità al futuro: tra qualche mese torneremo alla normalità, questi cambi di abitudini e stili di vita potremmo non perderli, perché in fondo aiutano a vivere meglio, sapendo prendere sempre la positività da ogni cosa, senza esagerazioni.
 
LA CURIOSITA’
Nel suo feeling fortissimo con l’handball, sono tanti i viaggi cui sono legati degli aneddoti, per esempio in Algeria, Spagna, Russia e Taiwan, dove si fu costretti a conoscere da vicino gli Ospedali del luogo per prestare soccorso a esponenti della squadra. A Taiwan, in particolare, nell’estate del 1983, l’Interamnia Teramo era stata invitata per un torneo internazionale Under 23, ma Cordoni di anni ne aveva già 26. Fu Gigi Montauti a convincerlo, dicendo che nessuno se ne sarebbe accorto. Peccato che dopo un’odissea di 24 ore di viaggio, appena scesi dall’aereo, il dottore incontrò i dirigenti di Taiwan presenti ogni anno a Teramo per la Coppa e fu immediatamente riconosciuto, con possibilità di giocare azzerate, dedicandosi pertanto alla ripresa delle partite. «Ricordo anche – le parole del dottore – che quando i ragazzi capirono di avere l’open bar in aereo, lo saccheggiarono tra noccioline e alcool. Il dirigente Forlini si sentì poco bene nella notte e fummo costretti ad andare al Pronto Soccorso pagando l’equivalente di 150 dollari. La difficoltà fu quella di spiegare alle persone del luogo di fare il clistere. Riuscimmo anche in quello…»

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