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Daniele Trasciani. Promesso Leader
Daniele Trasciani. Promesso Leader

Tratto dall'House Organ "Teramo Stadio" n.12 - 2020/21

Fa parte della nidiata dei giovani talenti biancorossi in rampa di lancio, in quella che definisce una vera B2. Il ventunenne centrale di Monteverde non può non avere la Roma nel cuore dopo aver seguito l’intera trafila delle giovanili, sempre peraltro con la fascia da Capitano al braccio, sintomo di personalità e capacità di far gruppo. Indelebile il ricordo di quel derby vinto in versione raccattapalle, lui che ruberebbe volentieri Acerbi alla Lazio per aver superato la battaglia più grande. Di Teramo apprezza tutto, ma adora il centro storico. Legatissimo alla sua famiglia, ad una cosa non sa proprio resistere: le fettine panate della nonna…
 
Ci fai un bilancio parziale in biancorosso dall’ufficializzazione dello scorso 12 settembre?
Posso ritenermi soddisfatto: tutti abbiamo giovato dell’ottimo avvio, poi ho iniziato a trovare maggiore continuità. Con l’Avellino il ricordo più dolce, perché è stata la prima presenza da titolare da centrale, peraltro contro una big del girone, facendomi credere maggiormente nei miei mezzi.
Come reputi questo campionato per un classe 2000?
È un girone che assomiglia tanto ad una B2, perché ti confronti con realtà davvero blasonate. È un onore poter competere contro questi avversari.
L’attaccante che ti ha maggiormente impressionato?
Antenucci non fa certo fatica nel vedere la porta, ma Falletti è una spanna sopra a tutti perché è realmente determinante, magari anche per l’orchestra perfetta che suona intorno.
In quale quartiere capitolino nasce Daniele?
Ho vissuto per vent’anni a Monteverde, ma sono molto legato anche a Rione Monti, dove ho passato la maggior parte dell’infanzia.
Come trascorrevi le tue giornate adolescenziali?
In maniera diversa rispetto a tanti miei coetanei, normale quando giochi nella Roma sin dalla tenera età. La mia giornata aveva un cronoprogramma ben definito: uscito da scuola mangiavo un panino al volo e poi di corsa all’allenamento accompagnato da mio nonno, con Trigoria che dista un’oretta. Siccome la mia città è nota per il suo traffico, prima delle otto non tornavo mai a casa. E dopo cena, con i miei genitori Andrea e Raffaella, bisognava prepararsi compiti e verifiche per l’indomani: per la loro perseveranza e pazienza devo ringraziarli moltissimo. Mamma, in particolare, mi ha dato un grande aiuto, ha saputo sempre tranquillizzarmi con la parola giusta al momento giusto, mentre mio padre è più impulsivo.
Mai pensato ad altri sport?
Il nuoto mi ha accompagnato fino a 12 anni, anche a livello agonistico, ma l’ingresso nella Roma ha avuto un peso determinante.
La tua è una famiglia romanista?
Solo mio nonno si estranea da una fede che si rinnova da generazioni. L’attrito emerge nel derby, ma rimane una persona sportiva.
Qual è stato il tuo primo approccio con la Lupa?
Fino a 8 anni giocavo nella Romulea, poi il primo provino con altri sessanta ragazzi, accompagnato quel giorno da papà e da un amico di famiglia. Per tre mesi mi sono allenato con i ’99 a Trigoria e, pian piano, iniziavo a rendermi conto della fortuna di poter stare lì.
Qual era il tuo modello ai tempi delle Giovanili e a chi t’ispiri oggi?
Mi affascinava molto Burdisso, di cui conservo il poster in camera, anche se quella era l’epoca dei vari Panucci, Samuel e Stam. In tempi moderni direi Chiellini, ma non solo per il calciatore in sé, bensì per il suo lato umano e le innate doti da leader.
Dai Giovanissimi in poi sempre con la fascia da Capitano: non può essere solo una coincidenza…
Ho sempre avuto le idee chiare e riuscivo a tenere lo spogliatoio unito empaticamente. Ero un anello di congiunzione tra i vari sotto-gruppi, in campo incoraggiavo tutti con personalità, credo sia una dote.
Perché quella parentesi con il Cesena?
Ero appena stato riconfermato dagli Allievi in Primavera, peraltro svolgendo l’intero ritiro. Gli altri miei colleghi di reparto, però, erano tutti più grandi: il procuratore mi consigliò così di andar via in prestito, sia per giocare che come occasione per andare fuori casa per la prima volta e crescere sia a livello umano che sotto il profilo delle responsabilità. Finimmo il campionato al terzo posto: Cesena era un’autentica famiglia, un ambiente fantastico di cui conservo ricordi meravigliosi anche grazie al responsabile delle giovanili Filippo Biondi.
La prima volta al “Bonolis” non è stata la scorsa estate…
No, bensì nei Giovanissimi Nazionali con la Roma: la sera prima ricordo che facemmo una bella passeggiata in un centro, con piazza Martiri assolutamente gremita. Il giorno della partita mi rimase impressa la Curva fasciata di rosso che propugnava l’idea di calore.
Come ti trovi a Teramo?
Davvero bene! Vivo in città, è a dimensione d’uomo, non c’è il traffico ossessivo capitolino, il mare è vicino e non è così fredda come me la descrivevano. Il centro storico, poi, è uno dei più carini che abbia visto.
Cappa a parte, con chi hai legato maggiormente?
Con Riccardo ci conoscevamo dai tempi delle giovanili. Sicuramente la nidiata di giovani, con cui ho stretto un bel rapporto. I più simpatici però sono Di Matteo e Mungo, hanno sempre la battuta pronta!
Quali sono le tue prerogative da centrale difensivo e sotto quali aspetti dovresti migliorare?
Sono un centrale aggressivo in una difesa a quattro, con maggior libertà d’impostare se giochiamo a tre. Uno dei limiti su cui devo applicarmi, è quello di essere a volte troppo falloso sull’uomo.
Le principali differenze che scorgi tra la Primavera e la Serie C?
L’intensità agonistica in primis, poi l’importanza dei dettagli come una scalata, un’uscita, un contrasto vinto, elementi che possono cambiare l’esito di una partita in maniera decisiva, a differenza di una gara giovanile.
Della Roma cosa ci dici?
La seguo sempre, ovvio. Per la Primavera sono lieto del primato, mentre la prima squadra sta producendo un ottimo percorso grazie al lavoro di Fonseca, lottando per un piazzamento Champions ed essendo una delle superstiti italiane in Europa. Sono contento per l’esordio di Calafiori, siamo molto amici: è un giocatore vero, ha possenza fisica, piede, cambio passo e abilità aerea, in una parola è completo.
Del tuo gruppo chi consiglieresti?
D’Orazio, esterno d’attacco della Feralpisalò con grandi qualità tecniche, il centrocampista Pezzella in forza alla Reggiana ed il portiere Zamarion del Gubbio.
La prima volta allo stadio “Olimpico”?
Mio padre era abbonato in Curva Sud, ricordo che mi lasciavano giocare con altri coetanei nella parte sottostante. In seguito ci siamo spostati in Tribuna Monte Mario, ma i primi souvenir di Curva rimangono indelebili.
Cosa invidi alla Lazio?
Sono sportivo, d’altronde il mio migliore amico è un aquilotto: ho sempre apprezzato le loro coreografie! Ad ogni derby ne presentavano una diversa ed eclatante. E poi porterei alla Roma Acerbi: sa cosa significa lottare davvero nella vita e superare le battaglie più ostili vincendole. Chapeau!
Quale atmosfera particolare evoca “Il Derby della Capitale”?
Quello che ricordo con più nostalgia è un 2-0 datato 2013 con reti di Balzaretti e Ljajic. “Balza” segnò con un destro ad incrociare e saltò proprio davanti a me, quel giorno raccattapalle, con il boato indescrivibile della Sud alle spalle, capace di regalare emozioni uniche. Il momento più toccante, però, lo riservo all’addio al calcio di De Rossi, persona fenomenale.
Come passi il tuo tempo libero?
Studiando, guardando film e facendo passeggiate in centro a Teramo, soprattutto quando viene a trovarmi la mia ragazza, laureanda in odontoiatria.
Qual è il tuo piatto preferito?
Domanda scomoda per un romano! Riporto il mio menu prediletto: pasta e fagioli e fettine panate con patate fritte, ricetta di mia nonna.
In periodo Sanremese canti sotto la doccia?
Innanzitutto lo guardo sempre, mi piace ascoltare cantanti e nuove proposte, godermi l’atmosfera e gli ospiti internazionali. Certo, il mio idolo Vasco Rossi non ha un gran feeling con il Festival, ma gradisco anche Oasis, Green Day e i capitolini Venditti e Zero. Sono un nostalgico, che posso farci?
Quali ingredienti consiglieresti ad un bimbo che si avvicina al calcio?
Consapevolezza nei propri mezzi, forza di volontà e spirito di sacrificio, non è da tutti rinunciare ad una serata il sabato sera. Il calcio è un matrimonio, dai tutto in sua funzione, c’è una totale dedizione, dall’alimentazione ad un corretto stile di vita.
Cosa ti aspetti da questo percorso triennale teramano?
Terminarlo diventando un giocatore vero, pronto per palcoscenici anche più importanti. Replicare il percorso di Piacentini sarebbe già di ottimo auspicio. Finchè potrò ambire a qualcosa di rilevante, ci proverò con tutto me stesso. 

LA CURIOSITA’
Il connubio sport – studio funziona alla grande in casa biancorossa.
Dopo i casi accademici già evidenziati di Tentardini e Vitturini, infatti, non è da meno Daniele Trasciani. Alla scelta iniziale del Liceo Scientifico, di cui va fiero, si è aggiunta l’iscrizione all’Università Telematica Pegaso in Scienze Motorie, sempre su preziosa imbeccata dei genitori. L’aspetto curioso, però, è un altro: per spronare Daniele, infatti, si iscritto anche papà Andrea, favorendo uno scambio continuo di appunti e consigli sui singoli esami.
A proposito, la media del nostro difensore è di 26, niente male per un’atleta che ha già messo nel mirino Medicina del Lavoro per il prossimo Aprile, anche se non sempre le sue prove sono risultate migliori rispetto al padre: «Quando ottenne una valutazione più elevata di me in informatica – svela Daniele – mi prese in giro per una settimana!». In casa Trasciani succede anche questo…

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